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Sotto il segno di Peggy Guggenheim

L’omaggio di Venezia a quarant’anni dalla scomparsa della collezionista

Karole Vail, nipote di Peggy Guggenheim, è tornata a Venezia quasi un anno fa, chiamata a «governare» la celebre collezione, secondo direttore dalla sua fondazione dopo i 37 anni di Philip Rylands. Dal suo arrivo, Karole ha avuto la soddisfazione di inanellare circa 427mila visitatori e ha portato alcune novità nella disposizione delle sale espositive, “radunando”, per esempio, tutti gli undici Pollock.

È da poco dopo la fine della seconda guerra mondiale che i destini della città lagunare e dei Guggenheim si incrociano, dallo sbarco di Peggy, in arrivo da oltre oceano con un carico di opere mai viste da presentare negli spazi del Padiglione greco nella Biennale del '48.

Dal 25 maggio, quel momento tornerà idealmente a rivivere con una mostra gioiello, « che vuole essere - dice Vail - un omaggio alla Biennale e a Peggy che arriva a Venezia». Sarà una sorpresa, con il ritorno in laguna di dipinti che poi hanno preso altre strade, come le opere di Jean Hélion o Friedrich Vordemberge-Gildewart donate al Museo di Tel-Aviv. Una esposizione - in contemporanea con quella dedicata a Josef Albers e ai suoi viaggi in Messico - chiamata a fare da apripista alla sequenza di iniziative in cantiere per il 2019, anniversario dei 40 anni dalla scomparsa di Peggy.

«La nostra attività - dice la nipote - in realtà è sempre legata al suo nome e alla sua opera, ma sarà l'occasione per approfondire la conoscenza e la visione della sua collezione».

Le opere permanenti di una donazione ricevuta nel 2012 verranno spostate temporaneamente nell'area delle mostre temporanee e la barchessa del Palazzo accoglierà una più ampia presentazione dei lavori raccolti da Peggy fino al '45 - per un certo periodo ne acquistava uno al giorno e in casa entravano nomi come Brancusi, Léger e de Chirico - con i maestri del cubismo, del surrealismo e dell'astrattismo.

A fine anno, la seconda parte dell'omaggio alla mecenate riguarderà i lavori acquisiti dopo il suo arrivo in laguna, e sarà il tempo di Tancredi, Vedova, Santomaso e dell'arte cinetica.

Quasi a «intermezzo», durante l'estate, una mostra dedicata a Jean Arp, il primo artista entrato a far parte della raccolta. Mostre che saranno il «palcoscenico» delle scelte di una

collezionista che sapeva rischiare, che guardava al quel valore, il talento artistico, che andava al di là del mercato. Di una donna che tanto ha dato a Venezia e che probabilmente tanto ha ricevuto da una città dove, incredibilmente agli occhi di molti, il «contemporaneo» è di casa.

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