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Andrew Sean Greer «Questo mio Pulitzer è carburante per razzi»

Lo scrittore americano ha vinto con il romanzo “Less” «Un libro ironico, non possiamo essere sempre tristi»

A volte i prestigiosi premi letterari vedono trionfare romanzi che sconfortano il lettore. Sembrano dirgli che la vera letteratura è questione di impegno civile, scritture sofisticate, tragedie alle porte. In anni più recenti poi è il trionfo del politically correct.

Per questo il Pulitzer di quest’anno riempie di gioia il lettore. “Less” il romanzo di Andrew Sean Greer (Nave di Teseo, 292 pagine, 19 euro) è infatti una storia che fa ridere. È divertente come la migliore narrativa anglosassone sa esserlo quando vuole mostrarci l’essere umano nudo e crudo, alle prese con se stesso. Arthur Less sta per compiere cinquant’anni, è uno scrittore in crisi e l’ex fidanzato l’ha invitato al suo matrimonio. Come evitare la cerimonia senza lasciar trapelare il senso di sconfitta? Niente di meglio che accettare una serie di inviti per conferenze all’estero. Ha così inizio un fantasioso giro del mondo nel tentativo di prendere più distanza possibile dai propri sentimenti, fino a un finale che raggiungerà Arthur nel modo più fatidico.

Andrew Greer è un autore come in giro ce ne sono pochi, ha fatto un percorso senza scorciatoie. Dopo l’esordio con i racconti sono arrivati i romanzi, sempre più fortunati e tradotti in molte lingue, dal magnifico “Le confessioni di Max Tivoli” al best seller “Storia di un matrimonio”, al più recente “Le vite impossibili di Greta Wells”.

«Ho iniziato a scrivere questo libro con lo stesso tono intenso di “Greta” - racconta frastornato dalla notizia che l’ha raggiunto in Italia, dov’è direttore della Fondazione Santa Maddalena - poi mi sono accorto che non funzionava. Può sembrare strano, ma la storia di Less era per me molto triste, e allora ho pensato che l’unico modo sensato per riuscire a scriverne era trasformarla in una storia divertente». Sarà possibile incontrare Greer il 3 maggio a Firenze, alla libreria Todo Modo, in dialogo con Andrea Bajani nell’ambito delle iniziative del Premio Gregor von Rezzori.

Greer, è la prima volta che usa un registro ironico…

«Chiunque conosca i comici sa che sono persone molto serie. Ci sono momenti della vita in cui ti accorgi di non farcela più a essere serio con la tristezza e allora devi rivoltarla».

I romanzi comici sono guardati con sospetto dalla critica e dagli editori, ha mai temuto che il tono scanzonato di “Less” potesse essere un ostacolo?

«Non avevo idea di come sarebbero andate le cose. Sapevo solo di dover scrivere esattamente il libro che volevo e al meglio. Perché mai l’ironia dovrebbe essere un ostacolo? Viviamo in un mondo talmente duro, la gente non può stare sempre circondata dalla tristezza. Chi pensa che la commedia sia in qualcosa di meno rispetto alla tragedia non ha capito niente della tradizione letteraria. Molti grandi autori, da Nabokov a Shakespeare, a Austin, hanno scritto anche commedie. Si tratta dell’altra faccia della stessa medaglia.»

Il Pulitzer premia opere che colgono lo spirito del tempo…

«In molti oggi sentiamo che il mondo non può andare avanti così. Dittatori, odio, morte, distruzione, tutto nasce dalla volontà di non capirsi con gli altri essere umani. Questo è un libro che prende atto di questo nostro fraintenderci e non capirci, e ne ride. È pieno di speranza, nonostante tutto. Poco prima del finale, Arthur si sente in trappola e deve trovare una via d’uscita. Credo che sia così che la gente si sente al giorno d’oggi.»

La giuria del premio ha definito Less “un romanzo sulla natura essenziale dell’amore”. Qual è questa natura?

«Se lo sapessi, non avrei avuto bisogno di scrivere un libro!»

“Less” è anche un giro attorno al mondo…

«Volevo portare Arthur a visitare molti paesi, però quando si parla di luoghi stranieri è molto difficile evitare il cliché che subito rende il libro offensivo e brutto. Ho cercato di prendere appunti molto accurati su tutti i posti che ho visitato e mi sono dato due regole: non aggiungere mai nessun dettaglio che non fosse scritto negli appunti e limitare l’ironia a Arthur».

Cosa significa vincere il Pulitzer?

«Non mi sarei mai aspettato un premio del genere, per giunta prima dei 50 anni. Ti cambia la vita. Spesso arrivi a questa età, a metà del tuo percorso di scrittore, e ti chiedi se hai voglia di scrivere un altro libro e sbatterti

perché qualcuno lo noti o se non sia meglio trovarti un lavoro orribile per pagare l’affitto. Il Pulitzer è come avere qualcuno che ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: vai avanti così! È come avere il carburante per razzi: ora posso andare avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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