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La strage dimenticata della “nave fantasma”

Domani, alla Sala Bartoli, Bebo Storti e Renato Sarti raccontano la morte di 283 migranti nel naufragio del Natale 1996

Alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti, per il cartellone “altriPercorsi”, domani alle 19.30 va in scena “La nave fantasma” con Renato Sarti e Bebo Storti. Prodotto dal Teatro della Cooperativa, di cui Sarti è fondatore, si avvale dei disegni di Emanuele Luzzati e delle musiche di Carlo Boccadoro. Si replica mercoledì, giovedì e sabato alle 21, venerdì alle 19.30 e domenica alle 17.

«Capii subito che in quel tratto di mare dove si era incagliata la rete c’era il relitto della nave fantasma. Quindi segnai con estrema precisione il punto esatto con le coordinate, e, arrivato a terra, tentai di informare le autorità, ma la cosa non fu considerata rilevante e quindi mi rivolsi alla stampa…». A raccontarlo in un’intervista era Salvatore Lupo, il pescatore che nel 2001 s’imbatté in un barcone di immigrati naufragato nel Canale di Sicilia fra il 25 e il 26 dicembre 1996. Morirono 283 persone, la più grande strage dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fu il giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu a dar vita a un’inchiesta sul quotidiano La Repubblica, sfociata poi nel libro “I fantasmi di Portopalo. Natale 1996. Storia del naufragio con trecento vittime che nessuno volle raccontare”, edito da Mondadori nel 2004. Lo stesso anno Renato Sarti e Bebo Storti elaborarono con Bellu una versione teatrale, appunto “La nave fantasma”, di cui sono interpreti ancora oggi. Lo spettacolo è stato insignito del Premio Gassman/Città di Lanciano 2005 come miglior testo italiano.

«È lo specchio di un mondo - dice Bebo Storti - e di un modo di trattare le cose. È un cabaret tragico. Come spesso accade nei nostri spettacoli, si va da punti in cui si fa della satira, della comicità, a punti in cui si racconta la vera tragedia. Il governo di allora doveva dimostrare all’Europa che noi sapevamo usare il pugno di ferro con la questione dei migranti, quando invece sarebbe stata l’occasione giusta per dimostrare che eravamo diversi, più forti del razzismo e della xenofobia».

Cosa rimprovera ai politici?

«La Turco-Napolitano, diventata poi la Bossi-Fini, è stata una delle leggi più ignobili fatte sulla pelle dei migranti e dell’immigrazione. Gli immigrati, oggi come allora, non sono persone, sono un problema, un numero, un fastidio per i nostri politici dallo sguardo corto sul futuro. I politici hanno sempre trattato la questione dei migranti come un problema per seminare paura fra la gente a fini elettorali, per creare un clima di sospetto. Oggi più che mai, visto il terrorismo, visto l’Isis».

Con quali immagini Emanuele Luzzati raffigurò l’odissea della nave fantasma?

«Non vi anticipo nulla perché resterete senza parole. È un disegno animato meraviglioso, un piccolo capolavoro che il maestro ci ha regalato. Oltre ad averci regalato uno splendido teatrino, ci ha donato dei disegni che raccontano il viaggio compiuto da queste povere anime dal Nepal, dall’India, dallo Sri Lanka. Ragazzi disperati che venivano dalla fame, dalla guerra, dalle torture, dalla leva coatta, dalle minacce subite, da vite infami».

Perché non furono salvati?

«Non si sarebbero potuti salvare nemmeno se fossero arrivati i soccorsi, che fra l’altro non potevano essere allertati perché era una notte di tregenda. Ma il punto è che non si portò rispetto neanche per i defunti e per i loro cari, che aspettavano notizie. Se tratti un altro essere umano come un essere di serie B, questo è razzismo. Lo spettacolo parla proprio di come questi

morti siano stati assolutamente ignorati. Soltanto davanti al ritrovamento del battello che li trasportava, ormai affondato con i morti non più ritrovabili, lo Stato e i telegiornali dovettero ammettere che c’era stata una nave fantasma».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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