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Una radio ci porta dentro Kobane, strappata all’Is

Chiude “Le voci dell’inchiesta” anche “The work”, girato in un carcere Usa di massima sicurezza

PORDENONE. È l’ultima giornata dell’undicesima edizione de “Le Voci dell’Inchiesta”, il festival promosso da Cinemazero a Pordenone. Il gran finale è affidato al film vincitore del prestigioso premio Cameraimage 2017,“Radio Kobanî” di Reber Dosky, che mostra la libertà di una radio, rifugio e conforto per sopravvissuti, soldati e musicisti, costruendo uno dei più accorati ritratti mai realizzati della città occupata e distrutta dallo Stato Islamico, ma strenuamente difesa e ricostruita dai suoi abitanti curdi.

L’ultima sera vedrà la consegna del premio al miglior documentario da parte della giuria presieduta da Italo Moscati e il premio del pubblico, prima del concerto dedicato al Kurdistan di Diyar Üren Mehrovî.

In contemporanea, a Cinemazero, sarà proiettato “Tommy e gli Altri” di Massimiliano Sbrolla: un viaggio delicato per capire - col sorriso - cosa significa essere adulti e autistici. Anche Dina, protagonista dell’omonimo documentario di Antonio Santini e Dan Sickles, alle 16.15, è una donna autistica, con un passato difficile, ma contraddistinta da una scoppiettante parlantina, forza d’animo e grande ironia.

Alle 14.45 le inchieste continuano con l’anteprima nazionale del pluripremiato “The Work” di Jairus McLeary and Gethin Aldous. La macchina da presa si insinua in un carcere di massima sicurezza americano, per

documentare una terapia intensiva di gruppo. Tre uomini incensurati vi partecipano e si misurano con quattro detenuti. Alle 18, infine, “Brothers” di Wojeich Staron, protagonisti due fratelli polacchi che decidono di ritornare in patria 70 anni dopo essere stati deportati in Siberia.

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