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Lavia, padre che non è certo di esserlo

Da mercoledì a Udine il thriller psicologico di Strindberg: «Fu scritto con l’ascia»

UDINE. Le certezze della famiglia borghese affondano in una voragine, mentre sul palcoscenico si consuma un appassionante e implacabile thriller psicologico. È questo “Il padre” di August Strindberg che Gabriele Lavia porta in scena nel doppio ruolo di regista e interprete con Federica Di Martino, e che sarà in prima regionale al Teatro Nuovo Giovanni da Udine da mercoledì a venerdì, dalle 20.45. Giovedì alle 17.30 la compagnia incontrerà il pubblico nel foyer, con il critico Roberto Canziani e lo psicologo e psicoanalista Gelindo Castellarin.

Composto nel 1887 in una manciata di mesi, “Il padre” di Strindberg è un dramma scritto «con l’ascia, non con la penna», come lo definì lo stesso autore: un avvincente omicidio psichico perpetrato con spietata determinazione. Lo statuario autoritarismo del Capitano Adolf viene a scontrarsi con la moglie Laura sull’educazione da impartire alla figlia Berta. La donna non esita a instillare nell’animo dell’uomo un dubbio atroce: la sua stessa paternità. Il lungo calvario mentale di Adolf lo sprofonda in un’angoscia devastante, fino a farlo precipitare, come spiega lo stesso Gabriele Lavia «nell’abisso della perdita di ogni ‘certezza ontologica’ dello statuto virile della paternità». Una partita inesorabile di dare e avere, dove ogni segno sposta la bilancia di una macchinosa contabilità cosmica.

La nuova produzione della Fondazione Teatro della Toscana ha debuttato al Teatro della Pergola di Firenze lo scorso gennaio e vede in scena anche Giusi Merli, Gianni De Lellis, Michele Demaria, Anna Chiara Colombo, Ghennadi Gidari e Luca Pedron. «Siamo alla fine dell’Ottocento e, quindi, ci si muove – dice Lavia – in un ambito nel quale, ancora, non è possibile scientificamente provare con certezza la ‘paternità certa’ di un uomo. Solo la madre è certa. Il padre non è certo. Così il Capitano, il Padre, cioè l’uomo del comando, privato di ogni certezza è condannato a soccombere di fronte alla donna che è più forte, perché ha la ‘certezza dell’essere’. La certezza dell’essere contro l’incertezza del non essere. E se l’essere uomo diventa ‘non essere’, diventa proprio come Amleto, follia».

La vicenda personale alla quale più o meno precisamente può venir ricondotta l’opera è in sostanza il matrimonio di Strindberg con Siri von Essen, da lui conosciuta quando è la baronessa Wrangel. Divorziatasi dal marito, Siri sposa Strindberg nel 1877 e gli dà quattro figli, dei quali tre hanno molta parte nella vita di lui. Ma il matrimonio

attira e respinge insieme lo scrittore, e con tale veemenza, che egli dopo la prima avrà altre due mogli, ma resterà sempre inquieto e infelice.

Biglietteria aperta dalle 16 alle 19 (chiuso lunedì), online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it e nei punti vivaticket.

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