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Di scena al Bobbio il “Tempo sospeso” della guerra fredda

Trieste dopo la seconda guerra mondiale non offrì rifugio soltanto agli esuli istriani: un flusso di profughi che proseguì fino agli anni ’80 giunse nella città giuliana dai Paesi del blocco sovietico

Trieste dopo la seconda guerra mondiale non offrì rifugio soltanto agli esuli istriani: un flusso di profughi che proseguì fino agli anni ’80 giunse nella città giuliana dai Paesi del blocco sovietico. Si trattava in buona parte di intellettuali in fuga dai regimi comunisti, che furono ospitati prima alla Risiera e poi, dal 1964 fino ai primi anni ’80, in un altro campo profughi, a Padriciano, riservato agli stranieri e che aveva sede dove oggi c’è Area Science Park. Ripesca questa storia ignota ai più il testo inedito “Tempo d’attesa”, scritto a quattro mani da Pietro Spirito ed Elke Burul, che oggi alle 17.30 andrà in scena, con la regia di Marko Sosič, al Teatro Bobbio come quinto appuntamento della serie di “Teatro a Leggio”. La pièce vedrà sul palco Marzia Postogna, Maurizio Zacchigna, Adriano Giraldi e Lorenzo Acquaviva, le musiche sono di Stefano Schiraldi.

Il regista Marko Sosič
Il regista Marko Sosič


Protagonista del racconto è Krystof, un fotografo interpretato da Adriano Giraldi, immigrato negli Stati Uniti negli anni Settanta dopo essere fuggito dalla sua Cecoslovacchia invasa dai sovietici. La scena si apre sul suo presente, con il protagonista ormai anziano seduto alla scrivania dello studio nel suo appartamento di New York, intento a osservare alcune fotografie in bianco e nero della “sua” Praga, immortalata negli scatti di tanti anni prima. Il filo dei ricordi scivola indietro nel tempo e nel presente entra il passato, in una continua alternanza tra la memoria agita, ciò che è accaduto, e la memoria indagata. La mente di Krystof ritorna nella Trieste del 1972, all’interno del campo profughi per stranieri di Padriciano, struttura voluta dal governo italiano per accogliere persone della più varia estrazione in fuga dai Paesi del blocco sovietico. Il centro, recintato da un muro e sorvegliato dalla polizia, è una vera e propria cittadella, con gli alloggi, l’infermeria, una chiesa, persino un campo di calcio.

Il fotografo cecoslovacco, noto per aver immortalato i fatti della Primavera di Praga, è arrivato a Trieste come tanti altri fuggitivi, attraverso la Jugoslavia, passando la frontiera di nascosto, di notte nei boschi. Durante la fuga però ha perso ogni contatto con l’amata moglie Jana, che sembra svanita nel nulla. All’interno del campo, che è anche un centro di raccolta informazioni gestito dai servizi segreti nonché un covo di spie inviate dai Paesi oltrecortina camuffate da profughi, Krystof conosce Ivana, interpretata da Marzia Postogna, fuggita dall’Ungheria. E la storia inevitabilmente si complica. «Al di là della portata storica della vicenda raccontata, ciò che mi premeva era raccontare un vissuto - spiega il regista Marko Sosi› - e un insieme di vicende umane, per offrire una lettura coinvolgente che valorizzi la storia di questo campo, che non è entrata nella memoria collettiva». Il racconto del passato si riallaccia con forza al presente: lo sradicamento dalla propria terra e la ricerca di una propria identità sono problemi comuni alle migrazioni di ogni epoca. Per assistere allo spettacolo è necessario essere iscritti agli Amici della Contrada: ci si tessera nel foyer del Teatro Bobbio ogni pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30.
 

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