Quotidiani locali

Immersi nel blu firmato Toussaint

Dalla pittura al design: 50 anni di carriera a Trieste

«Il blu è un colore che porta alla riflessione, un colore d’ambiente che non infastidisce, ho escluso da sempre nella mia ricerca artistica i colori solari come i gialli, i rossi». Così Jacques Toussaint, colto e rigoroso artista-designer francese (Parigi, 1947) spiega perché ha magicamente “invaso” di questa tonalità Spaziocavana, lo showroom Zinelli&Perizzi che ospita fino al 16 marzo una sua personale. In mostra i magnifici oli e acquerelli figurativi degli esordi, da cui parte l’elaborazione di un segno che, sensibile all’informale, diventa modulo per arazzi, collage, sculture, pannelli serigrafati e a volte incisi - per sottrazione - dal vuoto, installazioni di luce e moduli d’arredo che potremmo definire concettuali. Realizzati con sobria originalità e grande attenzione ai dettagli per una rassegna speciale, che è un’installazione totale ma anche un’antologica che ripercorre quasi cinquant’anni d’attività svolta in Italia. «Nell’evoluzione del mio lavoro - spiega - c’è una forma di allontanamento dalla materialità, quindi, mentre prima lavoravo su oggetti molto definiti, con il tempo ho iniziato a pensare a spazi immersivi, che coinvolgono il fruitore, agendo molto sullo spirito. Immersivi sono il mare, il cielo, qualcosa che circonda. E il blu è il colore che asseconda questa forma di pensiero e perciò è diventato il denominatore comune a tutte le mie opere, serigrafie, pitture o oggetti. Da bambino, a Parigi, vedevo i muratori che tiravano righe nitidissime sugli edifici con cavetti immersi nella polvere di un blu cobalto molto profondo… E questo un po’ lo ritrovo nei segmenti al neon distintivi del mio lavoro».

La linea che reinterpreta e moltiplica la modularità del quadrato, che si espande e si sottrae alla materia, che incornicia spazi vuoti ma utili, rifrangendosi spesso in specchi delicati, che noti appena, e in vetri stampati e retro-argentati, nobilitando legni vecchi e nuovi e porcellane, è infatti, assieme al blu onirico di Toussaint, il suo leitmotiv e il filo conduttore della mostra, che le dona una sorta di ritmo sottilmente danzante e dinamico. Coerente con quel concetto di forma-funzione che, dal Bauhaus in poi, ha siglato molti complementi d’arredo.

Un’idea di utilità che scorre e scivola leggera nella creatività di Toussaint che, nel porgere la sua arte per interni, non dimentica però mai di essere nato pittore. Allora, subito dopo gli studi all’Ecole des Beaux Arts a Parigi, aveva avuto un’opportunità di lavoro nel design, grazie a Maddalena De Padova, iniziata allestendo una mostra di arte e design al Castello di Lerici e proseguita a lungo, grazie anche alla comune passione per gli architetti Eames e Nelson. Ed è qui che scoppiò il coup de foudre per l’Italia, per cui da vent’anni vive tra Bassano e Asolo. «Perché - spiega - l’Italia è un paese che

ha sviluppato un artigianato altissimo e una curiosità verso la sperimentazione, in Francia un po’ assente. L’italiano ama le sfide e ha una grande capacità tecnica nell’uso dei materiali: da qui la nascita del design in Italia negli anni ‘60 e ‘70».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro