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Eckman “sloveno” per amore a Trieste con The Frictions

L’americano Chris Eckman & The Frictions faranno tappa domani, dalle 20, al Teatro dei Fabbri (nell’omonima via), preceduti dal cantautore sloveno Daniel Vezoja. La serata è organizzata da Marco...

L’americano Chris Eckman & The Frictions faranno tappa domani, dalle 20, al Teatro dei Fabbri (nell’omonima via), preceduti dal cantautore sloveno Daniel Vezoja. La serata è organizzata da Marco Valvassori (Valva Promotion) che spiega: «L’evento doveva tenersi all’Hangar Teatri, per cui curo la parte musicale, poi la programmazione si è trasferita al Teatro dei Fabbri, grazie all’appoggio della Contrada. Sono emozionato e curioso di vedere come suonerà quella bellissima sala, vista anche la carenza di spazi in città».

Eckman è songwriter, cantante e polistrumentista dell’acclamata band di Seattle The Walkabouts, alle spalle una ventina di dischi. Attivo in tantissimi progetti, ha dato vita anche ai Dirtmusic con Hugo Race (ex Bad Seeds) e Chris Brokaw (ex Codeine e Come). Nei primi 2000 si trasferisce a Lubiana, dove nascono The Frictions, nei quali – lo dicono loro stessi – si possono sentire echi di Television, Neil Young and Crazy Horse, Dream Syndicate.

«Vivo a Lubiana da 15 anni, - racconta Eckman - la prima volta sono venuto a suonare con The Walkabouts, ho conosciuto la mia futura moglie e sono tornato. Sono stato a Trieste parecchie volte, ma questo sarà il mio primo concerto in città. Proporremo un mix di pezzi, dal repertorio dei Frictions ai miei album solisti e anche qualche brano dei Walkabouts».

Conosce la musica italiana?

«Uno degli artisti italiani che preferisco è l’ultimo, immenso Fabrizio De André, con i Walkabouts avevo inserito una cover di un suo pezzo nel nostro album “Train Leaves At Eight”. Ho anche un legame con gli splendidi Sacri Cuori di Bologna: il loro album “Delone” è uscito per la mia etichetta Glitterbeat».

Come nascono The Frictions?

«Ci siamo trovati senza cercarci. Tomi e Bernard suonavano negli Hic et Nunc, band slovena di cui avevo prodotto l’album, c’è stata intesa».

Ha collaborato con artisti come Brian Eno, Peter Buck (R.E.M.), Warren Ellis (Nick Cave/Dirty Three), Tindersticks, Mark Lanegan…

«Sono stato fortunato a lavorare con tanti grandi musicisti provenienti da tutto il mondo, di molti sono poi diventato amico. Negli ultimi anni sono stato spesso in Africa, nel Mali, e ho avuto modo di scoprire e collaborare con musicisti di quel paese».

Ha inciso dischi per Glitterhouse, Virgin, Sub Pop…

«Con la Glitterhouse lavoro ancora. Uscire per un’etichetta vitale può portare molta energia alla carriera di un artista. Ed essere con un’etichetta terribile, o con la quale hai un cattivo rapporto ti può uccidere. Direi che mi sono capitate entrambe le cose».

Ha fondato anche etichette sue, come Glitterbeat.

«Ho cominciato 5 anni fa e adesso ho un catalogo di oltre 60 album di artisti da tutto il mondo: Brasile, Turchia, Cambodia, Ruanda, Mauritania, Mali, Corea del Sud…».

Prossimi impegni?

«C’è “Bu Bir Ruya”, il nuovo album dei Dirtmusic, band che ho assieme a Hugo Race e Murat Ertel dei Baba Zula, nei prossimi mesi saremo in tour. Ho appena finito un disco con The Strange; con i Frictions

registrerò ad aprile. E sto lavorando al disco dei Distance, Light & Sky, band che ho con due musicisti belgi. Non mi interessa ripetermi, la musica che faccio oggi deve riflettere quello che sono adesso. Non sono un tipo nostalgico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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