Quotidiani locali

Pace: «Portiamo il Teatro Verdi a Zagabria»

Il sovrintendente del lirico di Trieste annuncia i prossimi impegni: «E in settembre torniamo anche in Giappone»

TRIESTE. Transfrontaliero è la parola chiave della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. È un momento di grande dinamismo, operosità vera e propria che si traduce nelle tante iniziative tese alla conoscenza e alla formazione della musica. D’altra parte la musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia, diceva Beethoven, “formare” è il primo passo. Il sovrintendente Stefano Pace ne è convinto, tanto quanto la necessità di scavalcare i confini: «Noi abbiamo come profilo e obiettivo del teatro l’internalizzazione – dice Pace – lo stesso Ministero riconosce il ruolo della città di Trieste come veicolo per la diffusione della cultura italiana oltrefrontiera».

Un teatro sempre più internazionale quindi?

«Proprio un paio di mesi fa abbiamo chiuso una convenzione per questo tipo di attività con un finanziamento speciale. Il 5 ottobre scorso abbiamo attuato il primo concerto di un’orchestra italiana a Capodistria. Il 28 febbraio ci sarà un concerto a Maribor con cui abbiamo già firmato un accordo che ha portato la loro orchestra e il balletto nel nostro teatro, oltre a una coproduzione lirica prossimamente. Altri accordi si stanno attuando con l’Opera di Zagabria e quella di Sofia. Continuiamo anche a espanderci in Oriente dove è prevista una nostra produzione in settembre in collaborazione con l’Opera di Kitakyushu in Giappone».

Il 6 marzo è previsto inoltre il concerto del Maestro Bosso, molto amato dalla città…

«È stata un’acquisizione importante, ancora in piena progettazione, ma che ha già restituito dei risultati importanti. Mi riferisco ai suoi concerti della prima parte della stagione, in particolare quello di Natale che è stato un grandissimo successo. Quello di martedì prevede anche una serata particolare che lega Čajkovskij a Mozart, ma le iniziative sono molte e verranno annunciate a breve».

Tra l’altro Bosso è stato scelto inoltre come testimonial della Festa Internazionale della Musica.

«È un riconoscimento che può avere solo risvolti solo positivi. È chiaro che ci vogliamo sempre più rinforzare dal punto di vista internazionale, ma non perdiamo di vista il discorso sul territorio. Quindi stiamo incrementando anche le attività locali, magari meno visibili in termini di ampia diffusione ma che hanno sempre più una funzione capillare per le scuole sia italiane che di frontiera. In questo modo andiamo non solo a diffondere la cultura musicale, ma cerchiamo di creare un nuovo pubblico perché quello del ringiovanimento del pubblico è uno dei nostri principali obiettivi».

Siete soddisfatti del contributo del Fondo Spettacolo?

«Il discorso del Fus è sempre delicato, non ce n’è mai abbastanza e anche le modalità di ripartizione non ci lasciano sempre contenti. È importante però questo riconoscimento da parte del Ministero del ruolo internazionale del nostro teatro».

Le istituzioni comunali e regionali sono con voi?

«C’è stata da parte loro un’attenzione particolare. Un incremento non solo nei contributi, ma anche nei contributi indiretti di finanziamento alle attività della lirica portata nei teatri della regione. Nel 2017 per esempio abbiamo messo in scena quattro rappresentazioni a Gorizia, Sacile, Latisana, Monfalcone, oltre alle otto rappresentazioni tra Udine e Trieste, senza parlare dell’incremento della vendita dei biglietti che è stato del 10% e quello del pubblico è passato dai 65.000 spettatori a 75.400, e questo anche grazie all’incremento ricevuto per la possibilità di diffusione dei nostri spettacoli».

E sul fronte dei privati? Come saprà Allianz ha finanziato in modo considerevole la Scala di Milano…

«Non posso svelare situazioni che sono in corso, ma posso dire che siamo riusciti a riportare delle realtà di privati che ci avevano un po’ abbandonato, dal 2015 ad oggi abbiamo raddoppiato i fondi che provengono da loro. Poi certo noi non siamo la Scala di Milano, ma nel nostro piccolo i privati mostrano una sensibilità e una fiducia dettata forse anche dal successo delle nostre ultime iniziative»

L’attenzione da parte del pubblico, delle istituzioni e dei privati ci fa guardare a Trieste come città musicale…

«Trieste è una città estremamente musicale,

il risultato che noi facciamo di 75.000 spettatori l’anno, lo facciamo in una città di 205.0000 persone, quindi non è solo una città musicale, è una città che ha un alto livello di cultura e lo vediamo con questa risalita del pubblico, anche delle nuove generazioni».



TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro