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Petzold e Ruizpalacios in corsa verso l’Orso

Stasera i vincitori della Berlinale, tra le migliori attrici molto quotata Marie Bäumer con la sua Romy Schneider

BERLINO. È tempo di pronostici, a Berlino. L’ultima giornata di festival, accarezzata dai raggi di un tiepido sole che non basta a riportare le rigide medie sopra lo zero, vede scorrere gli ultimi titoli in corsa per l’Orso d’Oro, ma nei corridoi del Berlinale Palast si parla soprattutto di possibili premi e premiati. Come sempre è impossibile riuscire a prevedere su chi ricadranno le preferenze delle giurie, le cui dinamiche restano spesso indecifrabili, a volte sconcertanti. Allora la si prende come un gioco, si ragiona, si discute. E, calcolatrice alla mano, c’è chi percorre la strada del conto aritmetico tirando le somme tra i “voti” pubblicati nei giorni scorsi dalle testate più blasonate della critica internazionale. Stasera il verdetto.

Il palmarès composto dalla giuria di Tom Tykwer nella 68° edizione della Berlinale, la penultima annunciata sotto la guida di Dieter Kosslick che passerà il testimone nel 2020, sarà annunciato alle 20 (anche in diretta streaming sul canale del festival). E anche se la media di stellette, nei giorni scorsi, premiava il russo Alexey German Jr., apprezzato per il suo biopic d’autore intitolato a “Dovlatov”, il dato forse più significativo del festival è lo stato di (ottima) salute del cinema tedesco, che quest’anno ha regalato non poche soddisfazioni con almeno tre dei titoli più interessanti del concorso. Giocando anche in casa e con un presidente di giuria tedesco (per chi non lo ricordasse, Tykwer è il regista di “Lola corre”), parrebbe allora sensato trovare la Germania sul podio con uno tra i seguenti titoli: “In the Aisles” di Thomas Stuber, ultimo film presentato ieri mattina in concorso, “My Brother's Name is Robert and He is an Idiot” di Philip Gröening e “Transit” di Christian Petzold. In particolare quest’ultimo potrebbe avere qualche chance in più, se non altro per aver trattato, anche in forma originale, elegantemente trasfigurata, il tema dei migranti assai caro alla Berlinale, attenta anche in passato alle possibili implicazioni politiche del suo palmarès. Anche il quarantenne messicano Alonso Ruizpalacios è un buon candidato per i vertici della classifica. In “Museo” ha dato conferma di un talento artistico che potrebbe almeno valergli l’Orso d’argento per la migliore regia. Pochi dubbi sulla statuetta da assegnare alla migliore attrice che potrebbe facilmente finire nelle mani di Marie Bäumer, impressionante per il modo in cui in “3 days of Quiberon” ha fatto rivivere i tormenti di Romy Schneider. Più ampio il ventaglio di attori uomini tra cui scegliere, anche se tra i super favoriti si ipotizzano Joaquin Phoenix, che veste i panni del vignettista “scorretto” John Callahan nel biopic diretto da Gus Van Sant “Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot”, Gael García Bernal, ladro maldestro in “Museo” di Ruizpalacios e - solo nel caso in cui la Germania non vada a segno con un premio

maggiore – il tedesco Franz Rogowski, protagonista in “Transit” e “In the Aisles” e volto rivelazione del festival. Poche chance per Laura Bispuri, che nelle ore in cui si scrive non pare aver ricevuto convocazioni ufficiali da parte del festival.

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