Quotidiani locali

Quella chitarra va a tutto volume

Tolinski e Di Perna firmano una storia dello strumento attraverso dodici pietre miliari

«Sono me stesso solo quando ho una chitarra tra le mani»: questa frase di George Harrison compare sul retrocopertina di “A tutto volume” (“Una storia epica dello stile, del suono e della rivoluzione della chitarra elettrica”, volume pubblicato da Bompiani, pagg. 456, euro 20), a cura di Brad Tolinski (per 25 anni caporedattore di “Guitar World”) e Alan Di Perna (giornalista per “Guitar World”, “Rolling Stone”, “Billboard”).

Attraverso dodici chitarre, vere pietre miliari, “A tutto volume” fa rivivere la storia dello strumento e di come un gruppo di innovatori ha trasformato un’idea in una rivoluzione. Come Leo Fender, che non sapeva suonare una nota, ma che ha contribuito a far diventare la chitarra una macchina del suono esplosiva. Si è colorata nel tempo di un significato politico e culturale: nella battaglia per l’uguaglianza razziale («Quando si parlava di musica, la gente era disposta a guardare oltre il colore della pelle. La chitarra ebbe un ruolo di primaria importanza nell’ammorbidire certi atteggiamenti razzisti»), specchio dell’ascesa degli adolescenti come forza sociale, nonché pilastro del suono e dell’etica punk.

Strumenti che acquisiscono poi grande valore, come la Stratocaster suonata da Bob Dylan al Newport Folk Festival nel 1965, venduta nel 2015 per 965 mila dollari, la casa d’aste che se ne occupò la promosse come «la chitarra che uccise il folk». È noto, infatti, che la prima apparizione di Dylan con l’elettrica generò un putiferio: «Quell’evento può essere considerato il big bang che ha dato vita non solo alla musica rock come la conosciamo oggi, ma anche a gran parte della controcultura tipica degli anni sessanta».

Se può sembrare una cifra esorbitante, si pensi che un’altra Strato nel 1998 fu comprata dal miliardario della Microsoft Paul Allen per due milioni di dollari: si tratta della Fender Stratocaster suonata da Hendrix nel 1968: «Per molti, il solo nome “chitarra elettrica” basta a rievocare le immagini di Hendrix

a Woodstock, con la giubba di pelle bianca tipica dei nativi americani, decorata con frange e perle turchesi, la bandana rossa avvolta intorno alla chioma afro e la Stratocaster che pende al contrario a tracolla (essendo mancino, la suonava ribaltata)».

Elisa Russo

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro