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La lotta armata vent’anni di attacchi al cuore dell’Italia

Nel volume di Gabriele Donato “La violenza, la rivolta” i fatti, a sinistra e a destra, dal 1966 al 1988

Tutto inizia il 24 gennaio del 1966, quando gli studenti di Sociologia di Trento occupano l’Università. È la prima volta in Italia che una facoltà universitaria viene occupata. Ed è la prima scintilla quel conflitto civile che avrebbe insanguinato l’Italia almeno fino ai primi anni Ottanta. Un’Italia che è dell’altro ieri e che oggi già ci sembra impensabile, fra terrorismo di sinistra e di destra, attentati, sequestri, omicidi, guerriglia urbana, stragi di Stato, servizi segreti deviati. Un’Italia frantumata, violenta, triturata sotto il peso di schiaccianti interessi internazionali al tempo in cui il mondo era diviso in due le due parti si contendevano il mondo. Fa senza dubbio impressione, anche e soprattutto al lettore comune, scorrere le pagine del libro di Gabriele Donato “La violenza, la rivolta - Cronologia della lotta armata in Italia 1966-1988” (edito dall’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Fvg, pagg. 415, euro 25,00), cronologia sistematica ed esaustiva, anno per anno, degli avvenimenti - non solo in Italia - che hanno contrassegnato e accompagnato il filo rosso della lotta armata. Il libro sarà presentato giovedì 1º marzo, alle 17.30, nella sala “Tiziano Tessitori” in piazza Oberdan 5, da Mauro Gialuz, Presidente dell'Irsml Fvg, Pierluigi Sabatti, presidente del Circolo della stampa di Trieste e dalla storica Anna Maria Vinci.

Nato come spin-off dalle ricerche per la precedente pubblicazione di Donato, “La lotta è armata - Sinistra rivoluzionaria e violenza politica in Italia (1969-1972)” (Irsml, 2012), il libro pone al centro del lavoro, nota l’autore, «le vicende della lotta armata scatenata negli anni Settanta dalle organizzazioni terroristiche di sinistra». Suddiviso in schede di agile lettura contrassegnate da simboli che indicano il quadro internazionale, quello nazionale, le azioni dell’estrema sinistra, la lotta armata propriamente detta e la strategia della tensione e il terrorismo di destra, il volume è un vero e proprio archivio portatile, uno strumento «utile - spiega l’autore - per potere procedere nelle direzioni che i ricercatori riterranno di dover imboccare». Ma il libro offre anche l’occasione di una lettura essenziali per chiunque voglia avere un quadro complessivo di quei tempi e di quegli eventi sviluppati attorno alle azioni delle organizzazioni terroristiche di sinistra. «Non ci sono dubbi - scrive Donato nell’introduzione - che alle origini della storia di quei gruppi si collocassero le scelte di molti giovani radicalizzatisi nel corso delle agitazioni studentesche della fine degli anni Sessanta: il 1966 è stato l’inizio di quel ciclo di agitazioni». Ma bisognerà attendere l’aprile del 1969 per vedere comparire sulla scena la prima organizzazione armata clandestina: i Gruppi di azione partigiana, fondati dall’editore Giangiacomo Feltrinelli «nel timore dell’imminenza di un golpe». Sull’altro fronte Donato pone come primo episodio della strategia della tensione l’attentato del 9 settembre 1966 dei terroristi sudtirolesi ai danni di una caserma a Vipiteno, che provocò due morti e cinque feriti tra le guardie di frontiera. Anche se la guerriglia sudtirolese - un vero e proprio conflitto armato che durò anni e coinvolse direttamente le forze armate italiane, con la nascita dei primi gruppi di incursori interforze - fu sì strategia della tensione, ma altra cosa rispetto a quel terrorismo di destra i cui primi vagiti Donato individua nel 22 giungo del 1967, quando si svolse a Roma il primo congresso dell’Esesi, la Lega degli studenti greci fascisti in Italia «posta sotto il diretto controllo del Kyr, i servizi segreti del regime dei colonnelli». Al termine di oltre quattrocento pagine di cronologia, anno dopo anno, scheda dopo scheda, Donato indica nel giorno 24 dicembre 1988 la fine della lotta armata: è il giorno in cui «a Roma, in un documento redatto nel carcere di Rebibbia, otto brigatisti rossi, fra i quali Gallinari, Locusta e Cassetta, rilevato che tutti i militanti delle formazioni armate sono stati arrestati, affermano che la battaglia da fare “è quella per un’amnistia politica generale”». «Certo - nota ancora l’autore - non tutti decisero di abbandonare il terrorismo come strumento di lotta politica, ma sicuramente la continuità

d’azione di tutte le organizzazioni principali venne interrotta. Gli episodi che avrebbero poi puntellato gli anni Novanta costituiscono i passaggi di un’altra storia, che va letta e analizzata sulla base di altre categorie analitiche»

@p_spirito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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