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La “Felicità” dei Cameristi di Santa Cecilia

Lunedì al Ridotto il famoso ensemble per la Chamber Music. Il flautista Oliva: «Repertorio variegato per coinvolgere il pubblico»

TRIESTE Al violino Elena La Montagna e Ingrid Belli. Alla viola Simone Briatore. Al violoncello Carlo Onori. Con il flautista Andrea Oliva, formano I Cameristi di Santa Cecilia, nell’ensemble si potrà applaudire lunedì 19 febbraio, alle 20.30, al Ridotto Victor de Sabata del teatro Verdi di Trieste. Il programma, che ha come filo conduttore la “Felicità inventiva”, si compone di pagine di Mozart, Boccherini e Reicha. Il concerto è il secondo della stagione dell’associazione Chamber Music.

Maestro Oliva, come nascono i Cameristi di Santa Cecilia?

«Dalla voglia di far musica da camera che, secondo il nostro modo di pensare, dovrebbe poi venire riportata in orchestra. Nel senso che noi intendiamo l’orchestra come un ensemble da camera allargato. Partendo da questo presupposto, sentiamo anche la necessità di far musica da camera nella sua vera natura e, quindi, con organici ridotti. Ciò, appunto, secondo noi è fondamentale per lavorare meglio in orchestra».

In base a quale criterio scegliete i programmi?

«Cerchiamo di coinvolgere il pubblico con ascolti molto variegati, ad ampio spettro. E il nostro organico ci offre la possibilità di giocare su materiali molto variabili anche per quanto riguarda il periodo storico dei compositori che eseguiamo».

Lei insegna al Conservatorio di Lugano. Si sente un po’ il classico musicista del nostro Paese che non ha trovato un conservatorio italiano ad accoglierlo?

«Insegno anche in certe realtà italiane. Ma per legge non posso insegnare stabilmente in un conservatorio italiano in quanto sono componente di un’orchestra. Ciò, ovviamente, apre un confronto con l’estero dove, vincendo un posto in orchestra, quasi di default si ha anche il diritto ad avere una classe in conservatorio. Da noi è vietato. Le conclusioni, certo, sono facili da trarre».

Nella sua attività di musicista ha lavorato con grandi direttori d’orchestra. Chi l’ha maggiormente impressionata?

«Più di tutti Abbado, assieme a Ozawa, in maniera molto diversa. Ad esempio, ho suonato nei Berliner Philharmoniker quale membro dell’Accademia Karajan nel 2000 e nel 2001. Quindi, ho vissuto l’ultimo anno di Abbado come direttore stabile dei Berliner e il primo anno di Simon Rattle. Con Abbado, poi, ho anche suonato nell’orchestra Mozart».

Ha preferito Abbado a Simon Rattle?

«Rattle è un direttore di serie A. Abbado era un marziano».

Da componenti stabili dell’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, però, il vostro rapporto privilegiato è ora con Antonio Pappano…

«Il rapporto con Pappano è ottimo perché è molto aperto. È un direttore molto disponibile, generoso. Inoltre, è stato fondamentale per la nostra crescita. Lo dobbiamo solo ringraziare. Certo, dopo tanti anni di lavoro assieme, come in ogni famiglia c’è

qualche screzio. Il suo contratto scadrà nel ’21 e, allora, saranno 16 anni di convivenza. Sarà fisiologico per un’orchestra guardare avanti. Ma a un direttore così, che è ormai uno di famiglia, non potranno certo chiudersi le porte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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