Quotidiani locali

Emel Mathlouthi: «Canto contro le dittature»

La cantautrice tunisina icona della Primavera araba oggi al Miela con il suo album “Ensen” e i brani più famosi

«Compito dell’artista è sottolineare quello che ci unisce in un momento in cui tutti sembrano voler parlare di quello che ci divide» dichiara Emel Mathlouthi, cantautrice tunisina che ora vive ad Harlem, New York, oggi alle 21.30 protagonista di Miela Music Live. A Tunisi le sue canzoni vengono presto censurate dalla dittatura, nel 2007 si sposta a Parigi dove esplode il suo talento compositivo. Nel 2008 canta «Kelmti Horra» (La mia parola è libera) durante la Rivolta dei Gelsomini, diventando un’icona della Primavera araba. Tra Joan Baez e Björk, con la particolarità dei testi in arabo, nel 2012 pubblica il primo album omonimo; il secondo «Ensen» è uscito un anno fa, un disco che coniuga ritmi e strumenti tradizionali con sonorità elettroniche all’avanguardia. «Al Miela proporrò il mio nuovo album – spiega Emel – e qualche versione rivista di brani precedenti. Apro sempre con una libera interpretazione di “New Year’s Prayer” di Jeff Buckley. Chissà… forse il mio tastierista, Pier Luigi Salami, viste le sue origini, mi convincerà a proporre una cover in italiano. Sul palco con noi anche il batterista Shawn Crowder. Sono intensa e non ho paura di essere profonda, umanamente e artisticamente». Prosegue: «Adoro l’Italia, ho visto quasi tutti i film di Fellini, Pasolini, De Sica, Antonioni; nella mia fase pop adoravo le voci di Anna Oxa e Mietta e Cristina Scabbia e i suoi Lacuna Coil quando ero leader di una band metal». Nel 2015 l’artista tunisina è stata invitata a cantare alla cerimonia di consegna del Premio Nobel per la pace: «Un’avventura magica. Gli organizzatori hanno dimostrato grande rispetto e stima del mio lavoro. Suonare la mia “Kelmti Horra” con coro e orchestra è stato il coronamento di un sogno». La definizione di “cantante di protesta” comincia a starle stretta: «Sono un animo sensibile e crescendo in un contesto di dittatura e tirannia, mi è venuto naturale enfatizzare l’importanza della libertà e della dignità e usare il mio talento per combattere il regime. Ma continuo a evolvermi e la domanda è: perché gli artisti non occidentali devono essere considerati solo in un contesto etnico e politico – perché non possiamo essere visti semplicemente come artisti, e non come caricature esotiche o stereotipi politici? Ho fatto parte di un movimento che è riuscito a liberarsi di un dittatore ma rimangono problemi radicati, che non fanno vivere bene le persone. Sto esplorando queste tematiche nei miei nuovi pezzi, ma uso anche un’angolazione più personale. Qualcuno potrebbe pensare che io sia cambiata, ma sotto la superficie spingono ancora le stesse lotte a cui ho sempre tenuto». Ai giovani artisti consiglia: «Essere veri, non smettere mai di cercare ed esplorare le parti più oneste di se stessi. L’arte non è mai banale né superficiale, viene dal cuore. Non avere mai paura di essere differenti e di smuovere la calma apparente». E il prossimo disco? «Sto lavorando a un nuovo album, sarà prevalentemente in inglese con 2-3 canzoni in arabo, è un lavoro astratto e d’atmosfera; uscirà l’anno

prossimo, spero piacerà». Conclude con una riflessione sul suo stile di vita: «Sono diventata vegetariana. Sono stanca di quell’egoismo che ci porta al punto di accettare le sofferenze di altri esseri viventi per soddisfare i nostri effimeri bisogni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro