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Popò Chanel e l’esilarante antologia degli infiniti post sul web. Spesso inutili

Il web, nei suoi infiniti siti, raccoglie un numero miliardario di post. Chi li legge? Gli stessi che li scrivono. E qui sta il punto: sono persone che non si conoscono ma che si ri-conoscono all’ista...

Il web, nei suoi infiniti siti, raccoglie un numero miliardario di post. Chi li legge? Gli stessi che li scrivono. E qui sta il punto: sono persone che non si conoscono ma che si ri-conoscono all’istante. Da cosa? Dal lessico. La fiammella prometeica della scrittura arde anemica e priva di ossigeno, tuttavia arde dentro di loro. Però nessuno va nel web a leggere i loro post se non quelli come loro.

Mancava, in effetti, la prima esegesi dei post sul web: ci ha provato Popò Chanel con risultati esilaranti, arguti, graffianti. Insomma, leggete Popò Chanel se volete conoscere e apprezzare davvero il web e svelarne i “misteri”.

Il primo mistero, però, è: chi è Popò Chanel? Risposta: una redattrice immaginaria che somiglia a Oscar Wilde, uno pseudonimo dietro cui si cela un eclettico artista veneto di Conegliano, lo scrittore e regista Giorgio Fabris (alias anche John Strozzi).

La nostra coraggiosa (o il nostro coraggioso) Popò-Strozzi nel suo “Popò Chanel La profezia” (Armando Curcio Editore, pagg. 509, euro 18,00) ha dunque letto centinaia e centinaia di post, li ha analizzati e commentati con la spietatezza di un patologo, e ve li propone offrendo una lettura spassosa e crudele insieme, un divertimento cattivo, “cannibalesco”.

Quante volte avete riso a scuola, ascoltando i componimenti dei vostri compagni quando la maestra li esponeva al ludibrio della pubblica lettura? Beh, Popò fa la stessa cosa: un tuffo salutare nel cinismo e nel godimento, un’antologia del caos e del nulla allegra, spensierata e allo stesso tempo seria, impegnata. Un viaggio letterario ricco di “emozioni”, 162 post (con qualche commento in aggiunta) dai titoli e dagli argomenti più disparati: religione (“La crudeltà della Bibbia), istinti naturali (“Come ecitare la femmina”), società (“Parità di genere negli asili”), etica (“La morale non esiste più), scienza (“L’evoluzione umana”), bon ton (“Com’è difficile

dire grazie) fino all’attualissimo e piuttosto impegnativo “Perché il fondamento islamico”. Con qualche chicca mica male. Tipo: “Se vuoi che venga detto qualcosa chiedi a un uomo, se vuoi che venga fatto qualcosa, chiedi a una donna”. Incontrovertibile.

(d.t.)

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