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mostra 

Luis Felipe Ortega, a Roma la prima personale italiana con omaggio a P.P.P.

È un omaggio che con la sua imponenza colpisce lo sguardo e che richiede il giusto tempo di osservazione l'opera “Landscape and Geometry (for P.P.P.)” con cui Luis Felipe Ortega ha voluto ricordare...

È un omaggio che con la sua imponenza colpisce lo sguardo e che richiede il giusto tempo di osservazione l'opera “Landscape and Geometry (for P.P.P.)” con cui Luis Felipe Ortega ha voluto ricordare Pier Paolo Pasolini nella sua prima personale italiana allestita al Mattatoio di Roma da oggi al 22 marzo. Intitolata «A Horizon Falls, A Shadow» e a cura di Lucilla Meloni, la mostra presenta al pubblico un cospicuo numero di lavori dell'artista messicano, che testimoniano la sua abilità nel destreggiarsi tra diversi linguaggi, dal video alla fotografia, dalle installazioni al disegno. Sebbene eterogenee, tutte le opere si interrogano sullo spazio, materiale o mentale, il tempo, il suono, il silenzio, il vuoto, giocando con le modalità espressive e invitando chi guarda alla riflessione. E la scintilla che dà loro vita è sempre quello che Ortega definisce come il lento, approfondito «esercizio dell'osservazione» della realtà: una pratica artistica che per lui non può prescindere dal pensiero e dal porsi domande, a se stesso prima che agli altri.

Se nell'installazione per Pasolini il gioco di vuoti e pieni si inserisce tra le colonne dello spazio espositivo e rievoca con le sue pietre vulcaniche colorate l'articolo «Il vuoto del potere» (noto come «l'articolo delle lucciole», pubblicato nel 1975 sul Corriere della Sera), in “Noche Larga en el Presente”, la serie di quadri astratti dedicata alla strage di Ayotzinapa del 2016 in cui 43 studenti furono rapiti e uccisi, il racconto si fa politico, ma è una denuncia sussurrata, quasi silenziosa. E ancora, in “Double Exposure (Expanded)” la rivisitazione del libro d'artista Flowers di Fischli e Weiss diviene per Ortega l'occasione per ricreare nuove immagini e riconoscersi in un lavoro altrui, mentre nei due quadri della serie Horizons l'artista definisce grazie all'inchiostro e al lapis, al bianco e al nero, degli orizzonti mentali, instabili, dai confini sconosciuti.

L'artista, che ha rappresentato il Messico alla 56° Biennale di Venezia, sulla scelta di rendere omaggio a Pasolini spiega che essa rientra nel legame speciale con l'Italia: «Un Paese che ha avuto tanti intellettuali critici, nella letteratura, nel cinema e nell'arte. Pasolini, ma

anche Sandro Penna e Dino Campana, e tanti altri, sono figure fondamentali che oggi la distanza ci permette di studiare con più attenzione. Questi intellettuali hanno dimostrato il loro modo di pensare il presente e di stare dentro al presente, mettendo in gioco la loro esperienza».

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