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Ba insegna a Mizzi a diventare africano

Oggi e domani al Miela lo spettacolo scritto con Stefano Dongetti per la regia di Sabrina Morena

Stava provando il nuovo spettacolo, Mohamed Ba, quando con il suo coautore e partner di scena Alessandro Mizzi ha visto arrivare sullo smartphone le prime notizie sulla tentata strage di immigrati a Macerata. Un duplice shock per l'artista senegalese: in parte perché “Come diventare africani in una notte”, oggi e domani alle 20.30 al Teatro Miela, scritto dai due con Stefano Dongetti per la regia di Sabrina Morena, vuole esser proprio un tragicomico inno alla diversità dove due poveri cristi, un italiano e un togolese, si ritrovano a convivere nella più totale diffidenza salvo poi realizzare inaspettati punti di contatto e vicinanza. Ma poi, fatto più intimo e lacerante, la sparatoria ha fatto riemergere prepotentemente in Ba i momenti della gravissima aggressione subita il 31 maggio 2009 a Milano: un accoltellamento in pieno centro, fulmineo e feroce, da cui è uscito vivo per miracolo e il cui colpevole non è mai stato individuato.

Lo spettacolo di stasera è proprio una delle tante risposte che Ba continua a dare dopo quel giorno maledetto. Perseguendo nel suo ruolo di mediatore culturale, scrivendo libri, andando nelle scuole e sui palcoscenici. Era a Trieste con “Il riscatto” quando si è innamorato dello spettacolo di Sabrina Morena “Come diventare sloveni in 50 minuti”. E ecco, oggi, il nuovo testo redatto a sei mani insieme alla regista: c'è leggerezza e si ride di gusto non solo perché, insieme, Mizzi e Ba funzionano alla grande. C'è anche un momento creativo e umano dove la cultura europea e africana dialogano davvero, che fa riflettere sui tanti luoghi comuni che ci attanagliano e ci invita a metterci nei panni dell’altro. Ciò che per Ba manca oggi nella nostra società.

«Non noto miglioramenti percepibili nei più svariati ambiti – dice l'attore - dalle alte sfere politiche al salumiere sotto casa. Il “Migrante” in Italia è diventato famoso: tutti ne parlano come di un'entità astratta dimenticando che si sta parlando di uomini, donne, bambini. Persone di cui si sa poco nulla: ma per semplificare un fenomeno così complesso si sceglie di creare un buco dove andare a sparare. È più semplice e pensare ci espone troppo: facendolo, potremmo scoprire delle cose, decolonizzare il nostro immaginario e entrare in crisi».

«Sono partito dal Senegal imbevuto di speranza - continua - arrivando nell'Europa che mi ha cresciuto: ho studiato la storia africana dai libri di testo francesi e ho avuto la fortuna di avere un nonno che tutte le sere mi obbligava a sedermi a ascoltare le medesime cose studiate la mattina ma con una prospettiva diversa: quindi sono cresciuto con una doppia identità culturale. L'Europa che ho appreso dai libri offriva un progetto di società condiviso dove al centro c'è il welfare. Questa che ho scoperto con i miei occhi mi ha lasciato senza fiato: è come se ci fosse un'amnesia dei valori, l'alterità è un concetto che non fa più parte del lessico, c'è terrore del confronto e si è maledettamente soli. Da dove vengo - prosegue l’artista - non c'è la parola straniero nel vocabolario: c'è solo “gan” e significa ospite. Non esiste il concetto di sentirsi proprietario di un pezzo di terra tale da poter impedire a qualcun altro il diritto di calpestarla. È la stessa idea che il fatto di essere senegalese venga prima del percorso che ho intrapreso in questi anni, prima di quanto quotidianamente investo sul piano culturale, religioso, umano nei confronti della società: ma quest'idea la vorrei rovesciare e da quando sono in Italia non mi sono mai risparmiato, cercando di fondere in me l'idea di ponte e dimostrare che da “vu cumprà” si può passare dallo stato di “vu pensà”».

Convinzione che per Ba non è cambiata, anche se ammette che «da lì qualcosa è morto in me», neanche da quel 31 maggio, quando un uomo gli si è avvicinato alla fermata del tram affondandogli due volte il coltello nell'addome. Non è stato mai trovato né mai cercato, nell'indifferenza degli inquirenti che ha rispecchiato quella dei soccorsi,

cercati disperatamente per un'ora: solo quando ha sentito che si avvicinava la fine l'artista si è buttato in mezzo al traffico di viale Certosa. Così, bloccando le auto sanguinante a braccia spalancate, Ba si è salvato, in una sera d'inizio estate, nella civile Europa.



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