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LUTTO nel mondo universitario 

Addio Reimar Klein traduttore tedesco di Pasolini e Calasso

Accade spesso, chissà perché, che Trieste diventi la patria d’elezione di intellettuali raffinati e schivi, di cui la città quasi non si accorge o si accorge troppo tardi. Reimar Klein, che...



Accade spesso, chissà perché, che Trieste diventi la patria d’elezione di intellettuali raffinati e schivi, di cui la città quasi non si accorge o si accorge troppo tardi. Reimar Klein, che purtroppo è mancato la scorsa settimana, potrebbe essere stato uno di questi. Intellettuale, traduttore, insegnante, ricercatore, dal 1993 Klein aveva scelto di vivere a Trieste, dove insegnava lingua e letteratura tedesca all’ex Scuola superiore di Lingue moderne per interpreti e traduttori e viveva da anni in una casa circondata dalla vista del mare e dai suoi libri, con sua moglie, Rossana Divo.

Ma era nato a Halle, nel 1942, e aveva studiato filosofia a Francoforte, con un maestro come Theodor Adorno, e poi alla Freie Universitaet di Berlino. Aveva insegnato in diverse università italiane (Torino, Bergamo, Viterbo) prima di arrivare a Trieste, dove si era stabilito definitivamente nel 1993.

Aveva poi deciso di fuggire dalla Germania, e forse anche dalla filosofia come disciplina chiusa in se stessa, ritirandosi in un luogo che allora, negli anni Sessanta e Settanta, era tutt’altro che gentrificato o turistico, Montepulciano. Un paesino isolato dove aveva lasciato che si liberasse il suo amore e al suo profondo interesse per l’Italia, la cultura italiana, e in particolare la letteratura. Non la letteratura d’intrattenimento, ma la scrittura come una forma di riflessione e di intervento intellettuale, presente e distaccato allo stesso tempo.

Non a caso, in quegli anni era stata sua una delle più significative traduzioni tedesche di Pasolini, quella di “Empirismo eretico”, realizzata con Gianni Carchia, uscita poi nel 1979 con il titolo di Ketzererfahrungen da Carl Hanser Verlag. Aveva frequentato anche altri autori, Giorgio Colli, per esempio, che lo aveva affascinato sempre per il suo rivolgersi al pensiero presocratico, Carlo Michaelstadter, di cui aveva tradotto “La persuasione e la retorica”. Ma anche Giorgio Agamben, cui lo legava un'antica amicizia e alla cui edizione tedesca di “Idea della prosa” (un libro del 1985, a lungo passato quasi inosservato in Italia) aveva scritto una preziosa postfazione. In fin dei conti il suo interesse andava verso forme contaminate, tra filosofia e letteratura, tra saggistica e narrazione.

E su questa strada, aveva incontrato l’opera di Roberto Calasso, di cui è stato la voce tedesca e il traduttore d’elezione. Del direttore della casa editrice Adelphi, Reimar Klein ha tradotto tutti i romanzi e i saggi, a partire dal 1980, da “Ka” a “La letteratura e gli dei”, fino a “Il rosa Tiepolo” e al più recente “L’ardore”. Stava ancora lavorando a una traduzione di un’ultima opera di Calasso in questi ultimi giorni, condotta con la solita acribia, eleganza e attenzione quasi maniacale al testo di partenza e al suo autore. E aveva altri progetti di nuove traduzioni di autori italiani per il mondo tedesco, idee che nascevano dalla fascinazione prima di tutto personale per uno stile, per una lingua e per un mondo poetico che sentiva affine e desiderava poter veicolare.

Non a caso, la sua intera attività di traduttore e mediatore culturale aveva avuto un importante riconoscimento, solo pochi mesi fa, con l’assegnazione del Deutsch-Italienischen Übersetzerpreises, il premio

per la traduzione italo-tedesco, nella cui motivazione era stato riconosciuto come un “maestro” nell’arte traduttiva per il complesso del suo lavoro. Ci mancherà la sua elegante capacità di mediazione, il suo stile, intellettuale e umano, la sua voce.

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