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Biagio Marin la grande avventura della parola lirica

Escono la ristampa dell’antologia a cura di Magris e Serra e il terzo volume dei diari nella collana sugli autori regionali

Il “barco” di Biagio Marin non si è arenato nel tempo. È sempre pronto a salpare. Aspetta solo che qualcuno salga a bordo. Basta aprire un suo libro e leggere una sua poesia, la prima o l’ultima, poco importa, per andare incontro a un arcobaleno di poesie e di memorie: «E’ndeveno cussì le vele al vento...! ». Ce ne offre l’occasione la terza ristampa di “Poesie” (Garzanti, pagg. 526, euro 18,00), l’antologia – ormai un classico – pubblicata per la prima volta nel 1981, a cura di Claudio Magris e Edda Serra, che propone un’ampia panoramica della produzione mariniana, a partire da “Fiuri de tapo” (1912) e, nella riedizione del centenario (1991) ora riprodotta, si arricchisce dei versi ultimi: «Parola mia lisiera, / sùpio de la sera/ che preanunsia la note/ e le stele divine» (” La vose de la sera”, 1985).

Testimonianza di un canzoniere di valore assoluto, nel quale la vena lirica del poeta di Grado, «pur senza perdere concretezza o precisione di profilo, tende costantemente a superare se stessa e i propri raggiungimenti terreni, non trovando riposo anche nella letizia o nello splendore delle figure, dei paesaggi, delle situazioni, delle parole più amorosamente contemplate e inseguite», come ha scritto Roberto Galaverni, sull’onda dei versi mariniani, il cui dialetto si conferma puro musicale linguaggio poetico, che non ha più bisogno di traduttore: «trasparensa e durata: / questa la gno ilusion, / questa l’aspirassion/ che nel cuor se dilata».

L’attualità e la “fortuna” di Marin emergono chiaramente dalla antologia della critica, in cui, accanto ai contributi “storici” di Bo, Pasolini, Zanzotto, Mengaldo, Serra e Cacciari, spicca lo splendido saggio del 1980, in cui Claudio Magris sottolinea, tra l’altro, come «la grandezza di Marin, della sua poesia e della sua persona, consiste in questa eccezionale totalità, nella compresenza del dissidio (dell’ininterrotto dissidio che la coscienza individuale instaura nei confronti del mondo) e dell’armonia». Dopo tanti decenni, per le nuove generazioni è un buon punto di partenza per rileggere e magari aggiornare criticamente la figura e l’opera di uno dei massimi poeti del XX secolo.

”Rileggere Marin”, nell’ambito di un confronto sulla “poesia in dialetto ieri e oggi”, sarà il tema di un convegno che l’infaticabile Edda Serra, anima del Centro Studi Biagio Marin, si propone di organizzare il 29 giugno a Grado, con interventi di studiosi di fama e con il rinnovato sostegno degli enti pubblici locali e regionali.

Oltre alla ristampa delle “Poesie”, e in attesa degli Atti del convegno sulle Risorse del Fondo Marin della Biblioteca Civica di Grado, svoltosi l’anno scorso, sono da segnalare altre iniziative editoriali. In primo luogo l’uscita (era ora!) del terzo volume dedicato ai Diari di Biagio Marin, “La grande avventura” (Eut, pagg. 357, euro 14,00), pubblicato nella collana “Archivio degli scrittori e della cultura regionale”, diretta da Anna Storti, a cura di Ilenia Marin, che si era già occupata egregiamente dei due diari precedenti: “La pace lontana. 1941-1950” e “Vele in porto. 1946-1950” (editi dalla Leg rispettivamente nel 2005 e 2012). Il volume, che sarà presentato il 19 febbraio al Circolo della Stampa di Trieste da Cristina Benussi e Edda Serra (autrice della postfazione), si snoda tra il 6 febbraio 1950 e il 31 agosto 1951, e racconta la vita pubblica e privata del poeta, il suo pensiero e le sue riflessioni “a caldo” su un periodo delicato della sua esistenza e del mondo che lo circonda.

Siamo nell’incerto e tragico dopoguerra della Venezia Giulia, sotto la cappa della guerra fredda, con gli strascichi del ventennio fascista, l’imminente guerra di Corea, il dramma dell’esodo in corso dall’Istria e della Dalmazia («gli istriani difficilmente torneranno più alle loro case: mai più»), la realtà del comunismo in espansione, la spinosa questione di Trieste, l’incapacità degli italiani di farsi Stato davvero unitario, l’anarchia che perdura e alimenta «l’individualismo plebeo più sfrenato e la corruzione a tutti i livelli». È anche il periodo in cui Marin prepara, contemporaneamente, la pubblicazione degli scritti del figlio Falco, “La traccia sul mare”, e la sua raccolta “I Canti de l’Isola”.

Anche questo diario è ricco di pagine coinvolgenti, ancorché talvolta ripetitive, con qualche impennata polemica, tipica dell’uomo, che non lesina opinioni e anatemi, di cui subito si pente, ma che gli costeranno cari. Come una risentita paginetta su Giani Stuparich, apostrofato come “ebreo”. Salvo aggiungere poco dopo: «Io stesso, che stimo assai gli ebrei, che penso che hanno fatto solo del bene per l’Italia e l’italianità della Venezia Giulia, che li considero come il lievito della vita europea, ho avuto delle ribellioni di fronte a certi loro modi di essere, o a certi individui. Non sono mai stato antisemita, eppure qualche volta ho provato rivolta e ripugnanza. Durante la loro persecuzione, però, me li sono sentiti vicini e se avessi potuto fare qualche cosa per loro, lo avrei fatto a qualunque costo». Forse è questo il limite di una pubblicazione integrale, ma anche il pregio, purché i diari escano a cadenza più ravvicinata, consentendo una visione globale di un personaggio di per sé complesso come Biagio Marin.

Sempre per quanto riguarda i diari mariniani e per iniziativa dell’Università di Trieste, da segnalare anche la pubblicazione nell’Archivio Digitale (arts.units.it) della tesi di dottorato di ricerca in italianistica, intitolata “Enciclopedia di una vita privata. Narrazioni, scrittura, epistolari dai diari di Biagio Marin”, a cura di Davide Podavini, con il coordinamento di Sergia Adamo e la supervisione di Elvio Guagnini. È una ricognizione interessante che ripesca le lettere ricopiate da Marin nel suo sterminato diario fino agli anni’80. E si ritrovano fior di nomi e di temi: da Caproni a Tomizza, da Giotti a Crise, da Pocàr a Betocchi, Magris, Pasolini, Scheiwiller...

Infine, grazie a due borse di studio finanziate dalla Regione e bandite dal Centro Studi Biagio Marin per la valorizzazione del Fondo Marin, è iniziata l’inventariazione delle ultime consistenti donazioni, con documenti inediti di grande interesse, da parte degli eredi del poeta. Due i giovani archivisti impegnati: Enrico Lecca si occupa di manoscritti poetici di prima stesura, Valentina Stanisci delle lettere ritrovate nel bauletto di Pina Marini, a partire dal 1912. Un lungo certosino lavoro destinato a proseguire

nei prossimi anni, tenuto d’occhio anche dalla Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia nell’auspicabile prospettiva che il Fondo Marin venga presto riconosciuto quale Archivio di notevole interesse storico e culturale.

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