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Le stelle, i gatti, la bici. L’anima di Margherita sul palco dei Fabbri

Viaggio in prosa e musica tra vicende, testimoni e colori di un personaggio di spicco come Margherita Hack. Il teatro offre un tributo a una scienziata storica per Trieste e l’Italia intera

TRIESTE Viaggio in prosa e musica tra vicende, testimoni e colori di un personaggio di spicco come Margherita Hack. Il teatro offre un tributo a una scienziata storica per Trieste e l’Italia intera, (ri)portando in scena “8558 Hack”, spettacolo prodotto dalla Contrada in programma oggi, venerdì 19 gennaio, al teatro dei Fabbri, con inizio alle 20.30, rappresentazione scritta da Diana Hobel, da lei interpretata assieme a Francesco Godina, con musiche originali dal vivo affidate a Baby Gelido e Paolo Cervi Kervischer.

Per raccontare temi e patemi della prima donna in Italia salita a capo di un osservatorio astronomico, Diana Hobel ha rovistato nelle sue biografie, partendo dai tratti della scienziata sino ad accarezzare le pieghe intime ed emotive, lambendo le passioni, gli amori, le scelte e gli schieramenti, puntando in tal modo a farne un piccolo affresco dove storia e storie hanno modo di intrecciarsi. Nell’arco dello spettacolo spuntano quindi alcuni delle cartoline più note, dalla passione per i gatti alla bicicletta, alla cifra politica a quella di convinta atea; insomma, tanti spunti e un percorso immenso con il cosmo esplorato da Margherita Hack in veste di divulgatrice, sino all’ultimo scalo del 29 giugno 2013, data della scomparsa a 91 anni: «Margherita Hack è una eroina autentica nella sua semplicità - sottolinea Diana Hobel, autrice e interprete del tributo in chiave teatrale -. Una che affronta ostacoli quotidiani come quelli che noi tutti incontriamo e li supera lottando, sia per la sua realizzazione personale, sia per quello in cui crede, senza risparmiarsi mai. Soltanto grazie alla costanza e all’impegno - aggiunge l’artista - alla fine riesce a costruire qualcosa che rimane a beneficio della collettività. Mi piacerebbe quindi che la Hack raccontata qui continuasse a essere uno sprone a non vivere passivamente - ha concluso Diana Hobel - bensì impegnarsi sempre, dando il proprio contributo per il bene della società».

L’opera, scritta nel 2015, ha già debuttato nello stesso anno al Festival della scienza di Genova ed è tornato poi alla ribalta un anno dopo a Trieste, al Miela. Il canovaccio della rappresentazione prevede due attori in scena alle prese con una tavolozza di evocazioni di tappe, persone e sfumature, tutte fondamentali. Al resto ci pensa la musica (del duo Baby Gelido insieme al noto artista Paolo Cervi Kervischer al sax), qui concepita dal vivo e con toni originali, a voler dare ancor più forza e impeto al tratto narrativo che riguarda soprattutto i capitoli dell’astrofisica.

Diana Hobel, artista nata a Napoli ma con palesi radici tedesche, è diplomata alla Civica Scuola di teatro “Paolo Grassi”, ha lavorato sul palco nell’ambito

della drammaturgia contemporanea o in veste di autrice, vedi “Vulcano”, finalista al Premio Scenario nel 2001, senza disdegnare altre esperienze, sia teatrali che cinematografiche. Dal 2016 è inoltre insegnante al Cut di Trieste, il Centro universitario teatrale.

 

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