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D’Annunzio segreto e notturno al Verdi di Muggia

Lezione spettacolo a cura di Edoardo Sylos Labini e Angelo Crespi

MUGGIA Sarà un “D’Annunzio segreto” - tra giorno e notte, euforia e malinconia, commedia e dramma - quello rivelato nel corso di una lezione spettacolo a cura di Edoardo Sylos Labini e Angelo Crespi giovedì 18 gennaio alle 20.30, al teatro Verdi, nell’ambito di Muggia Teatro. In collaborazione e grazie al patrocinio del Vittoriale degli italiani, Labini e Crespi sveleranno in un’ora i segreti del Vate. Lo spettacolo (di e con Edoardo Sylos Labini e Viola Pornaro) sarà anticipato dalla presentazione, alle 17, in collaborazione con Università della Terza Età sempre al Bistrò del teatro, al termine della quale verrà servito un aperitivo con i protagonisti. A fine spettacolo, cena ancora con i vini delle Donne del vino del Friuli Venezia Giulia.

«Questa rappresentazione - spiega Labini - arriva nel centenario della morte del Vate e in un momento storico in cui la sua lezione culturale è viva più che mai: siamo al punto zero e dobbiamo ripartire da qui. D’Annunzio ci ha regalato una delle pagine più belle, la Carta del Carnaro, ancora oggi moderna e rivoluzionaria. Il nostro è un Paese che deve puntare al proprio patrimonio artistico e culturale. L’odierna politica non si è mai occupata di questo settore importantissimo, che potrebbe costituire invece un volano dell’economia. Intuendolo per primo, fu proprio D’Annunzio a creare l’Assessorato alla cultura. In questi anni mi sono immedesimato nella sua figura quasi come un avatar e porto avanti la sua battaglia culturale, sul palco e fuori: stiamo lanciando un nuovo movimento, #Culturaidentità, che riunisce associazioni culturali, giornalisti e intellettuali che sostengono grandi battaglie sui loro territori: lo presenteremo il 6 febbraio al teatro Manzoni di Milano».

Quello in scena è un D’Annunzio che non vuole invecchiare e rivive gli incontri con le amanti di turno, il suo rapporto con padre e figli e quello conflittuale con Mussolini. Ma soprattutto quello con la Duse, che rappresenta la sua coscienza: lei è morta, ma ci parla ancora attraverso un suo busto. «È - conclude Labini - un D’Annunzio

inedito, negli ultimi anni nella prigione dorata del Vittoriale quando non è più il superuomo dipinto dalla storia, ma un uomo che, dopo la vittoria mutilata della Prima guerra mondiale, capisce che l’unica cosa eterna che un uomo di cultura possa lasciare è la poesia». (g.t.)

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