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Trieste Film Festival, edizione rivoluzionaria

Il 19 gennaio prima apertura al Miela con Godard e i ribelli del ’68. Lunedì 22, al Rossetti, anteprima di “Djam” di Tony Gatlif

TRIESTE. Fuori dal convenzionale. Stravagante. E un pizzico provocatorio. Sarà stato il radicale ripensamento degli spazi cui è stato costretto, sarà che a monte può contare comunque su una forte identità costruita grazie a un lavoro e una ricerca quasi trentennali: ma c’è voglia di osare, quest’anno, al Trieste Film Festival. Tanto che per la sua nuova edizione, dal 19 al 28 gennaio, il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale mischia le carte in tavola e spiazza, a partire dalle bizzarre doppie inaugurazioni distinte e dalle due diverse location che ne ospiteranno la programmazione. Ma lo spirito riformatore non finisce qui: mentre si confermano i punti fermi che hanno reso la manifestazione diretta da Nicoletta Romeo e Fabrizio Grosoli quella che è, un’istantanea lucida del meglio del cinema d’autore di quei Paesi attraverso tre concorsi internazionali di lungometraggi, cortometraggi e documentari, nucleo centrale che resta saldo in carica, il festival si propone ora, a 50 anni esatti dal ’68, in una speciale veste “rivoluzionaria”.

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La prima apertura, venerdì 19, andrà subito in questa direzione con un film simbolo di un’intera stagione: “Sympathy for the devil” di Jean-Luc Godard, evento inaugurale anche della retrospettiva “Rebels 68. East’n’West Revolution” che si terrà al Miela, teatro dei primi tre giorni di manifestazione. «Uno dei luoghi del cuore per i progetti più originali e contaminati», come ha evidenziato Cristina Sain che, quanto a location, ha sottolineato i salti mortali logistici compiuti per «stare dentro» alla calendarizzazione degli enti ospitanti – la doppia inaugurazione, lungi dall’essere una provocazione, è quindi da leggere in questo senso - così come il venir meno della disponibilità, nonostante l’ottimo riscontro dell’ultima edizione, del Magazzino delle Idee.

A partire dagli Stones immortalati dal padre della Nouvelle Vague s’individua un altro fil rouge di quest’edizione numero 29: la musica, che per Romeo «convoglia spinta politica o culturale di sconvolgimenti rivoluzionari più estremi ma anche spirito di profondo cambiamento nei popoli». Un’edizione quindi, a detta della direttrice, particolarmente “rock”, che proporrà nella stessa sera anche Shantel in una dj session, mentre giovedì 25 ospiterà Božo Vrećo, performer bosniaco noto nell’area balcanica per la sua riattualizzazione di brani tradizionali. Senza tralasciare “Art&Sound”, la sezione in collaborazione con Sky Arte: si vedrà ad esempio “Ja Gagarin”, che ricostruisce la scena techno della Mosca primi anni ’90 o “Hansa Studios”, sugli studi di registrazione berlinesi che videro nascere i capolavori di Bowie, Iggy Pop, Einstürzende Neubauten, Nina Hagen.

Monica Bellucci premiata al Trieste Film Festival Monica Bellucci ha presentato al Trieste Film Festival il film "On the milky road" di Emir Kusturica (nelle sale ad aprile). Nell'occasione, ha ricevuto - in una sala Tripcovich strapiena e pronta all’applauso - il premio Eastern Star Award per una personalità del mondo del cinema che ha contribuito a gettare un ponte tra l'Europa dell'Est e dell'Ovest. Il video è di Andrea Lasorte


Leit motiv musicale ribadito anche dalla seconda apertura che lunedì 22 alle 20.30 segnerà il debutto del Rossetti come sede principale del festival. In anteprima italiana ecco “Djam”, il nuovo film di Tony Gatlif: «giovinezza, libertà e voglia di essere scanzonati» in un film musicale del cineasta “gitano” per antonomasia che mescola lingue e ritmi in un road movie sull’Europa della multiculturalità e delle migrazioni. Che sia per motivi economici o per sfuggire alle guerre è il viaggio l’altra forte componente: un tema che tornerà anche, se non soprattutto, come viaggio interiore alla ricerca di se stessi.

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Quanto agli ospiti, ci saranno graditi ritorni – l’ucraino Sergei Loznitsa di “Anime nella nebbia” vincitore nel 2013 e l’ungherese Kornél Mundruczó, entrambi con i film in concorso a Cannes - e presenze nuove. «Quest’anno sono tanti i giovani cineasti ad averci sorpreso» ribadiscono i direttori.

Giunto all’ottava edizione, “When East Meets West”, si conferma appuntamento per i professionisti in vertiginosa espansione: stavolta ne sono in arrivo 450 da 35 Paesi diversi. “Born in Trieste”, la sezione aperta al pubblico, è dedicata ai film che proprio all’appuntamento 2017 targato Fondo per l’Audiovisivo Fvg hanno iniziato il loro percorso produttivo: quest’anno i lavori saranno tre, mentre “This is it” comporterà la presentazione di progetti esclusivamente italiani. Non mancherà il Premio Salani, con «cinque interessanti film italiani che non hanno trovato distribuzione, di cui tre in anteprima assoluta». Il Tff convoglia infine il nuovo spirito rivoluzionario candidandosi come primo festival italiano sulla realtà virtuale, con una tre giorni (19-21) sulla sperimentazione nella produzione video a 360°.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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