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Ciak a Sauris per il film di Del Degan

“Paradise”, scritto con Andrea Magnani, racconta di un testimone di giustizia che arriva dalla Sicilia

TRIESTE. Eroi silenziosi, senza nome, o almeno senza il loro vero nome, perché hanno dovuto lasciarsi tutto alle spalle. Sono i testimoni di giustizia, persone comuni che per denunciare la malavita sono costretti a scappare e vivere sotto copertura. Come Calogero, il protagonista di “Paradise”, il primo film di finzione del regista triestino Davide Del Degan. Dopo aver assistito un delitto di mafia, Calogero decide di denunciare e viene trasferito dalla Sicilia al Nord, a Sauris. Lì deve riprendere il filo della quotidianità, ma anche fare i conti ogni giorno col suo passato. “Paradise” è scritto da Del Degan con Andrea Magnani, il regista di “Easy”, e prodotto proprio dalla stessa squadra di quel film: Giampaolo Smiraglia e Pilgrim, con la coproduzione slovena Atalanta Production e il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission e del Fondo Regionale per l’Audiovisivo.

“Paradise” è anche il primo lungometraggio di finzione di Del Degan dopo molti cortometraggi pluripremiati (come “Interno 9”, Globo d’Oro nel 2004, e “Habibi”) e il successo internazionale del documentario “L’ultima spiaggia”, firmato a quattro mani con Thanos Anastopoulos, che ha raccontato al Festival di Cannes 2016 l’umanità varia – e divisa per genere – del celeberrimo bagno “Pedocin” di Trieste.

Le riprese di “Paradise” inizieranno a Sauris a metà febbraio, anche se il regista sta ancora cercando in tutta Italia l’attore protagonista e alcuni degli interpreti principali. Molte delle comparse, invece, saranno selezionate venerdì 12 gennaio in un casting organizzato dalla società Galaxia di Gorizia: l’appuntamento è al Teatro di Sauris di Sotto, dalle 12 alle 17 (per info scrivere a galaxiafilm.casting@gmail.com). Si cercano uomini e donne dai 18 anni in su, più uomini espressamente “dai tratti nordici” e una bimba neonata dell’età attuale di quattro mesi.

Del Degan e Magnani covavano l’idea di questa sceneggiatura da tempo: «Tutti conoscono bene i collaboratori di giustizia, che comunque hanno a che fare con il mondo della malavita, mentre si conosce molto meno la storia dei testimoni di giustizia», dice il regista. «Sono normali cittadini che hanno una forza morale e dei valori civici talmente forti da riuscire a fare una scelta che stravolgerà per sempre il loro percorso. Per rendere esplicito il cambio di vita radicale abbiamo scelto il salto geografico: dalla Sicilia a Sauris, dove il protagonista conoscerà una realtà completamente nuova per lui».

Il film fa sorridere, ma affronta un tema importante: il cambio di vita che a volte si è costretti ad affrontare. «Difficile definirlo: è una storia sospesa tra le tinte scure di un thriller e la commedia su delle situazioni paradossali», afferma Del Degan. «Il protagonista Calogero ha assistito a un omicidio di mafia, ha deciso di testimoniare ed è entrato nel programma di protezione testimoni. Gli hanno quindi cambiato identità e l’hanno spedito in un paesino del Nord. In maniera leggera giochiamo col contrasto che questo personaggio, arrivato dal sole, deve vivere ritrovandosi in queste montagne piene di neve, completamente diverse dai panorami ai quali è abituato. E con l’impatto che Calogero ha con un paese fatto anche di persone molto diverse da lui, anche nell’aspetto».

Ecco perché, al casting organizzato per il 12 gennaio, si cercano pure “uomini e ballerini dai tratti nordici possibilmente con basi di danza “Schuhuplatter”: «È quel ballo principalmente tirolese e austriaco, ma che si balla anche in alcune comunità della nostra regione, in cui si battono i tacchi: nella storia c’è il personaggio del prete del paese che fa appassionare un gruppo di compaesani a questa danza». In più, al casting si cerca una bambina neonata di circa 4 mesi per interpretare «la figlia che il nostro protagonista non ha mai visto: è stato spedito al Nord mentre la moglie era incinta, e sta attendendo di riunirsi successivamente con la sua famiglia».

Calogero è una persona comune, insomma, la cui vita viene completamente stravolta: «Per me - conclude Del Degan - Calogero è un eroe perché andare contro la mafia significa la morte, o comunque la fine della propria
vita precedente: si acquistano nome, stile e luoghi geografici diversi. Infatti ci sono pochissimi testimoni di giustizia in Italia e devono lottare con un sistema che, pur facendo di tutto per proteggerli, non ha gli strumenti per farlo fino in fondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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