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Venezia e Vienna, sfida di bacchette

Dalla Fenice il concerto diretto da Myung-Whun Chung, a Vienna Muti con i Wiener Philharmoniker

TRIESTE Concerti di Capodanno ce ne sono moltissimi: nei grandi teatri d’opera, nelle sale da concerto, sui palcoscenici locali, con orchestre, bande, cantanti. Ma ci sono soltanto due grandi tradizioni del 1° gennaio: il concerto di capodanno dal Musikverein di Vienna e quello dal Teatro La Fenice di Venezia. Il primo è nato nel 1939 ed è stato diretto quest’anno da Riccardo Muti, ovviamente alla guida dei Wiener Philharmoniker (orchestra che lo adora e con la quale collabora da quasi un cinquantennio, compresi cinque concerti di Capodanno), il secondo nasce con la ricostruzione del teatro veneziano nel 2004 come risposta operistica italiana ai valzer e alle polke mitteleuropei. Quest’anno è stato diretto dal celebre direttore sudcoreano Myung-whun Chung.

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Non ci sono più i fiori di Sanremo, ma c’è tanta Italia a Vienna, dal podio al programma che comprende le danze degli Strauss su temi da Rossini e Verdi, inoltre un’ouverture dello spalatino Von Suppé, ma è italiana anche la firma delle coreografie di corredo, a cura di Davide Bombana. È tutto operistico il programma veneziano che parte spumeggiante con la Carmen di Bizet (ma nella prima parte, non trasmessa, c’è la sinfonia Dal Nuovo mondo di Antonín Dvořák) e naviga poi tra brani da antologia di Verdi, Rossini, Puccini, Ponchielli, Offenbach. Non si dimenticano gli anniversari del nuovo anno: i 150 anni dalla morte di Rossini, ma anche il Modernismo viennese attraverso il centenario di Wagner, Klimt, Schiele, Moser, ai quali Vienna dedica la bella composizione di musica e immagini nell’intervallo del concerto.

È come scegliere tra panettone e pandoro a Natale: una questione di gusto e tradizione. La Rai propone di guardare in diretta Venezia e seguire Vienna in differita. Ma per chi non volesse rinunciare a battere le mani in diretta al ritmo della marcia di Radetzky, la soluzione è stata trovata appena posto il “dilemma” perchè sono ben 90 le emittenti al mondo che trasmettono il concerto da Vienna (anche Venezia trasmette all’estero, in tre continenti): tra queste, facilmente fruibile dalla zona confinaria, la televisione nazionale slovena in diretta, integrale e addirittura in doppia versione, con commento in sloveno dalla capitale o, da Capodistria, in italiano.

Per chi, senza scegliere, abbia preferito quindi mescolare i sapori “live”, lo zapping ha proposto interessanti contrasti: quando da una parte le étoile dell’opera di Roma Eleonora Abbagnato (in tacchi) e Benjamin Pech danzano in una patinatissima cornice della Ca’ d’Oro, i solisti del balletto di stato austriaco si librano sulle punte all’Hofpavillon della stazione di Hietzing, e quando a Venezia Maria Agresta incanta con la preghiera di Lauretta dal Gianni Schicchi, a Vienna Muti fa volare le Freikugeln (sparo libero) dell’omonima polka di Strauss, e se Michael Fabiani morde con il suo squillo tenace il Nessun dorma, al nord si cesellano le monumentali Storie dal bosco viennese, con tanto di nostalgica suonatrice di cetra da tavolo in abito folk. Venezia si avvia presto al gran finale, tra gli entusiasmi del pubblico per l’aria dalla Butterfly, il coro elegante e ispiratissimo nel Va pensiero e il brindisi di rito dalla Traviata (sono questi i due brani caratterizzanti del concerto veneziano), mentre a Vienna fanciulle fiore e giovani leggiandri ancora si rincorrono tra le rose rampicanti del palazzo di Eckartsau, dove venne firmata la fine dell’Impero austroungarico.

Piovono coriandoli sulla Fenice e sulla vivace direzione di Chung che con i suoi auguri vuole celebrare il teatro, l’Italia, la “bella musica suonata con amore”, mentre Muti, che ha diretto con sorridente rigore davanti a presidente e cancelliere austriaci, si attiene alla tradizione del rituale, ritmico “Prosit Neujahr!” orchestrale.

Già chiusa la diretta dall’Italia, in Austria si continua a suonare e c’è il tempo di godersi ancora il primo bis e gli immancabili Bel Danubio blu e Radetzky Marsch. In conferenza Muti ha dichiarato che la musica si Strauss è un sogno nel quale svegliarsi ogni anno, mentre i pensieri rimangono fuori dalla porta. Per la maggior parte degli europei resterà ancora a lungo sinonimo di auguri di buon anno.
 

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