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Da Van Gogh a Freud, i grandi in scena

Testi dedicati anche a Rita Levi Montalcini, Hannah Arendt, Lutero

ROMA. Ci sono uomini, come Kennedy, Ghandi o i nostri Falcone e Borsellino, che solo con il loro esempio o parole hanno cambiato per sempre il mondo. Grandi talenti nella propria «arte», come Michelangelo, Freud o Rita Levi Montalcini, che con il proprio talento hanno inciso in maniera indelebile nel sapere dell'uomo. Ma anche persone 'comuni’ entrate con il loro coraggio a far parte delle pagine della Storia. È soprattutto a loro che guarda il Teatro del 2018.

Prima star dell'anno è Vincent Van Gogh, che dopo il debutto al Napoli Teatro Festival Italia parte in tournée a fine gennaio interpretato nella sua geniale follia da Alessandro Preziosi ne «L'odore assordante del bianco» di Stefano Massini. Quasi a far da contrappunto, al Piccolo di Milano debutta invece il maestro della psicoanalisi con «Freud o l'interpretazione dei sogni», testo ancora una volta di Stefano Massini con Fabrizio Gifuni e un cast di 15 attori diretti da Federico Tiezzi (23 gennaio-11 marzo). Valentina Lodovini e Ivano Marescotti, invece, mettono in fila tutti i grandi discorsi, da Demostene a Martin Luther King, passando per Ghandi, Kennedy, Churchill, Fidel Castro, Mandela e persino Umberto Eco, in «I have a dream - Le parole che hanno cambiato la storia» di Gabriele Guidi ed Ennio Speranza (anteprima, Gubbio 20 gennaio).

Ne «La banalità dell'amore», piece di Savyon Liebrecht diretta da Piero Maccarinelli, Anita Bartolucci dà corpo e voce a Hannah Arendt, filosofa e storica nata in Germania e trasferitasi in Israele, in un'ideale intervista in cui si ripercorre il suo pensiero sul processo Eichmann e l'innamoramento per Martin Heidegger, uno dei più importanti pensatori del '900, nazionalsocialista (debutto a Napoli il 28 febbraio).

A ispirare dalla scena sono poi le donne della Scienza, come Rita Levi-Montalcini interpretata da Giulia Lazzarini in «Le parole di Rita» di Valentina Patera e Andrea Grignolio (Roma, Vittoria 8-13 maggio). A 500 anni dalle 95 tesi contro le indulgenze papali, ci si interroga anche su cosa sia rimasto dell'eredità di Lutero con «Il giorno di un Dio» di Cesare Lievi (Roma, Argentina 12-21 gennaio poi tournée).

Ma è soprattutto agli eroi 'comuni’ del nostro recente passato che il teatro rende omaggio. Come le madri, mogli, sorelle e figlie dei deportati del nazifascismo in seguito agli scioperi del '43 che paralizzarono i grandi stabilimenti del Milanese, con Maddalena Crippa in «Matilde e il tram per San Vittore» del triestino Renato Sarti (Milano, Piccolo 24-28 gennaio). O a Mario Carrara, uno dei dodici docenti universitari che rifiutarono fedeltà al fascismo, ne «Il giuramento» di Claudio Fava (Torino, Astra 16-18 gennaio). Infine, doppio omaggio a due uomini simbolo della lotta alla mafia con Filippo Dini in «Novantadue. Falcone e Borsellino, 20 anni dopo» (Roma, Eliseo 2-6 maggio); e Massimo De Francovich in «Paolo Borsellino Essendo Stato» di Ruggero Cappuccio (Milano, Franco Parenti 15-20 maggio).