Quotidiani locali

Ruggiero a Muggia, concerto versatile

La cantante stasera sul palco del “Verdi”: «In questo periodo sento un contatto più intimo col pubblico»

Stasera alle 20.30 il Teatro Verdi di Muggia propone il “Concerto Versatile” di Antonella Ruggiero. Elegante, libera e allergica ai compromessi: la Ruggiero è una delle interpreti italiane più amate sin dai tempi dei Matia Bazar.

Nel 1989 lascia la band e, dopo una pausa di sette anni, nel 1996 intraprende una carriera solista ricca di sperimentazioni, sempre caratterizzate da un’estensione vocale sorprendente e una personalità al di fuori dagli schemi.

Ruggiero, sono giorni pieni di concerti per lei: chi fa musica lavora durante le feste natalizie ma può concedersi pause in altri momenti?

«È così. Questo periodo poi è particolarmente intenso a livello emotivo, cantando ho sentito un contatto ancor più intimo con il pubblico. È un dare e ricevere, perché nonostante l’iper-tecnologia nella quale la gente vive, ci sono degli angoli legati magari al proprio passato, al periodo infantile che vengono a galla ed è bello».

Come si convive con una voce importante come la sua?

«Vivo una vita estremamente semplice e legata alla natura, non mi guardo da quel punto di vista. So di avere questa possibilità di comunicazione che passa attraverso la voce, ma la voce è anche mente, è una visione della vita personale, è quello che hai vissuto in un’esistenza da zero anni fino all’adolescenza, poi entrando nel mondo degli adulti qualcosa cambia però rimangono impresse delle cose che per me sono diventate canto, che sono diventate scelte di vita e di repertori e di persone con le quali condividere il percorso. Ci sono tante sfumature nell’essere artista, si è particolarmente sensibili. Ma non mi vedo dal di fuori e per me cantare è sempre stato talmente naturale che è come respirare, è una cosa semplice».

Una costante della sua carriera e della sua vita è la ricerca. Dietro c’è ansia o pace?

«Il tormento c’è stato. Sono nata sette anni dopo la guerra e ne ho sempre sentito i racconti, fin da piccola ho avuto una certa visione dell’esistenza, delle ingiustizie, delle tragedie… La pace la si raggiunge a fatica, con grande travaglio interiore, quando si capisce che possiamo fare poco per cambiare se non le piccole cose. Negli anni ’60 pensavo che tutto potesse cambiare ma così non è stato».

Trieste la conosce?

«Sì e la adoro, in qualche modo mi è familiare. Mi interessa la storia delle persone che sono passate da lì e hanno lasciato delle tracce, la parte ortodossa, ebraica, San Sabba… io vivo di quelle cose, non certo di mondanità».

Vive tra la Lombardia e Berlino. Non le manca il mare della natia Genova?

«Anche quando ci vivevo pensavo costantemente alle montagne e ai laghi, sono panorami che mi attraggono di più. Ricordo gli operai dell’Italsider, un mare non limpido ma inquinato. Mia mamma che ha 93 anni mi racconta di un mare che io non ho mai visto. È una città molto affascinante ma introversa».

Al Verdi di Muggia che spettacolo porta?

«Siamo in trio, con Roberto Colombo alle strumentazioni elettroniche (vocoder e basso synth) e Mark Harris al pianoforte e armonium e poi vediamo, magari portiamo anche qualche altro strumento come il “pianetto” che abbiamo recuperato qui a Berlino, dove ci sono ancora negozi che vendono strumenti giocattolo. È un concerto di Natale ma il repertorio include anche brani che fanno parte della mia storia e canzoni antiche. Non mancherà “Ai preât la Biele Stele”, canzone bellissima che adoro e includo ogni volta che posso, contro la guerra e sempre attuale».

L’uscita del cofanetto con 6 cd “Quando facevo la cantante” è stata posticipata?

«Sì perché nel frattempo sono venute fuori altre canzoni, almeno 120, tratte da un’infinità di concerti con formazioni diverse, dal 1996 fino a oggi, a questo punto uscirà nei prossimi mesi. Io e Roberto Colombo abbiamo una piccola etichetta indipendente e possiamo permettercelo, ho una visione molto artigianale del lavoro (seppur di alto artigianato), con una major non avremmo potuto posticipare un’uscita».

Nel 1997 pubblicò “Registrazioni Moderne” dove rileggeva i suoi successi assieme a Subsonica, Ritmo Tribale, Scisma, Timoria, Bluvertigo… Segue ancora quel tipo di scena?

«Musica interessante ce n’è, ma non passa
in radio e nessuno ne parla sui giornali, ci sono tanti talenti ma bisogna proprio andarseli a cercare o avere la fortuna di incontrarli in un concerto visto casualmente. Sono invece scollegata da quello che avviene a livello del business».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik