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il debutto di passanisi 

C’è Salvatore Olmi un nuovo detective nella Trieste in giallo

Leonardo Cagliostro, Proteo Laurenti. E ora, Salvatore Olmi. Un nuovo detective si è unito al gruppo di investigatori che si aggirano per le vie di Trieste a caccia di indizi. Un “consulente...

Leonardo Cagliostro, Proteo Laurenti. E ora, Salvatore Olmi. Un nuovo detective si è unito al gruppo di investigatori che si aggirano per le vie di Trieste a caccia di indizi. Un “consulente investigativo”, per la precisione, come egli stesso ama definirsi, grande amico dell’ispettore di polizia G. De Stradi che non di rado si affida al suo notevole intuito per risolvere i casi più intricati. È il protagonista del romanzo d’esordio “Sarai tu a morire”, edizioni Downtobaker (pagine 246, euro 15), descritto dal suo autore, il quarantaduenne triestino Terry Passanisi, come un uomo di bell’aspetto, distinto, sulla quarantina. Alto ed elegante. Il portamento aristocratico, frutto di una classe innata, non stride con i vistosi tatuaggi che fregiano il suo braccio destro dal polso alla spalla. Che semmai tradiscono, forse, un narcisismo appena compiaciuto che coabita con una riservatezza e un’integrità d’altri tempi.

Abile pianista, esperto di chimica e appassionato di scacchi, Olmi è un assiduo lettore di quotidiani (tra questi “Il Piccolo”, citato più volte nel romanzo). Ogni mattina fa incetta di notizie che potrebbero rivelare informazioni decisive per la risoluzione dei misteri sui quali è chiamato a indagare. Non si lascia sedurre dalle donne e, piuttosto, ama sperimentare su se stesso gli effetti di sostanze stupefacenti. Per queste e altre sue caratteristiche, Salvatore Olmi non può non ricordare un personaggio letterario in particolare: Sherlock Holmes, solo una delle “ossessioni” dell’autore, che tra le pagine del libro si diverte a disseminare tracce dei suoi vasti interessi letterari e cinematografici, assieme a echi di esperienze e di luoghi personalmente vissuti. Salinger, Proust, Beckett, Chandler, ma anche Landis, Levinson, Ford e molti altri.

Non è un caso che, sin dalle prime pagine, il lettore appassionato di libri gialli sia in grado di riconoscere i numerosi riferimenti che rimandano a “Uno studio in rosso”, il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle cui Passanisi fa esplicito riferimento, salvo poi affrancarsi per prendere una strada autonoma.

Per ogni Sherlock Holmes che si rispetti c’è un fedele Watson. E a offrire la voce narrante, in “Sarai tu a morire”, è l’ex medico militare, di ritorno da una missione in Iraq, Giovanni Ernesto Buozzi, impegnato a descrivere con devota ammirazione le abilità deduttive dell’amico Olmi, con cui divide l’affitto di un grande appartamento in Corso Saba.

Come fu Londra per Conan Doyle, la città di Trieste, con i suoi luoghi perfettamente riconoscibili, dalla stazione ferroviaria di Campo Marzio al Giardino pubblico, dal Rossetti a molte vie del centro, diventa teatro di loschi intrighi che culminano all’interno della chiesa di S. Antonio, proprio alla vigilia di Natale. Oltre all’ambientazione, però, uno degli aspetti che maggiormente colpisce è l’audace accostamento tra passato e presente, tra una classicità di stampo vittoriano e la nostra contemporaneità. Un contrasto che l’autore traduce nell’utilizzo di un linguaggio aulico e ricercato, calato con disinvoltura nella realtà odierna, producendo nel lettore lo stesso effetto straniante delle “All Star” e della musica post-punk che punteggiavano per dissonanza la versione cinematografica di “Marie Antoinette” firmata da Sofia Coppola.

Del resto, spiega Passanisi, già impegnato nella stesura di un nuovo romanzo, “Sarai tu a morire” nasce proprio da questo interrogativo: come sarebbe considerato, oggi, nella nostra società, un personaggio come quello di Sherlock Holmes? Con quel suo
rigore, l’alterigia, il suo audace anticonformismo? Verrebbe preso sul serio? Sarebbe deriso? O semplicemente considerato “un pazzo”? La detective story, allora, non è che un pretesto per parlare di altro. Di natura umana, di amore e di profonda amicizia.

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