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Star Wars, torna il mito con gli ultimi Jedi

A Mestre il lancio dell’ultimo film della saga, da oggi nelle sale, firmato da Rian Johnson. Funziona l’effetto sorpresa

MESTRE . Niente attesa febbrile, stavolta, a precedere il lancio di “Star Wars: Gli ultimi Jedi”, nuovo capitolo della saga avviata da George Lucas nel lontano 1977, da oggi nelle sale cinematografiche di tutta Italia. Se le aspettative per il precedente “risveglio della Forza” erano state costruite ad arte, tra trailer centellinati sul web e indiscrezioni fatte abilmente trapelare dal set, non si può dire altrettanto per il sequel di Rian Johnson (una scoperta della Settimana della Critica di Venezia del 2005), che arriva oggi in sala senza particolare clamore e quasi atteso al varco, chiamato a decretare una volta per tutte la rinascita o il definitivo tramonto del “mito”. Sfida già raccolta ma non pienamente risolta dal predecessore J.J. Abrams che, una volta imboccata la sua strada, aveva lasciato irrisolte diverse questioni. Johnson riprende la storia esattamente da dove era stata interrotta, da quel viaggio intrapreso da Rey (Daisy Ridley) su un pianeta remoto della galassia, nel tentativo di convincere Luke Skywalker a tornare a lottare nelle fila della Resistenza.

Al fianco degli storici “Luke” (statico Mark Hamill) e “Leia” (la scomparsa Carrie Fisher, alla cui memoria il film è dedicato), ritroviamo tutti i personaggi introdotti da Abrams nel precedente episodio: ovviamente Rey e Kylo Ren, la luce e l’ombra, lo yin e lo yang, il maschile e il femminile contrapposti e complementari; Finn (John Boyega), Poe (Oscar Isaac), che qui acquistano spessore; e altre nuove conoscenze, il Viceammiraglio Amilyn Holdo (Laura Dern), l’ambiguo DJ (Benicio Del Toro), fino a Rose (Kelly Marie Tran), una ragazza asiatica chiamata a completare il puzzle interraziale in linea con la political correctness d’ordinanza in casa Disney. E, naturalmente, un’infinita sequela di teneri pupazzetti per la gioia del merchandising. Dopo un’ora abbondante in cui la noia scorre potente, Johnson riesce finalmente a imboccare la strada giusta. Gioca sull’effetto sorpresa. Spesso, infatti, le cose non sono ciò che sembrano o spiazzano prendendo direzioni del tutto inaspettate. Almeno tre sequenze di grande impatto visivo funzionano anche sul piano narrativo e raccontano di identità incerte, di ambiguità diffuse e di un mito che magari tramonta, ma non muore. Kylo Ren - Ben Solo (Adam Driver sempre più bravo), figlio di Han Solo e Leia Organa passato al lato oscuro della Forza, si conferma personaggio chiave, così come i tratti del “bene” e del “male” assumono contorni sempre più sfumati, si lambiscono, si toccano. Quella del tormentato Ben è una rabbia cieca ma non gratuita, e affonda le radici nella sete di vendetta. Una rabbia che ha i tratti di una rivolta generazionale che non promette sconti. Un “rottamatore” spietato, forse, ma anche un giovane tradito dal suo stesso maestro, finalmente al momento della resa dei conti. “Lascia morire il passato, uccidilo se devi. È ora che tutto ciò che è vecchio muoia”. Ma il mito non muore mai. Sopravvive per sempre, si tramanda
e rinasce. Una cosa è certa: Luke Skywalker non sarà l’ultimo Jedi. E proprio come accadeva in “Logan”, tra le migliori creazioni recenti dell’universo Marvel, la “nuova speranza” forse già vive e per scovarla bisogna guardare alle nuove generazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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