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Addio Johnny Hallyday, l’Elvis di Francia

Il cantante aveva 74 anni. Popolarissimo anche per l’amore con Sylvie Vartan

PARIGI. «Scrivo queste parole senza crederci. Eppure è così. Il mio uomo non c'è più»: così la moglie Laeticia ha annunciato mercoledì all’alba, poco dopo le 3, la scomparsa a 74 anni di Johnny Hallyday, il musicista più popolare della storia della canzone francese, morto di cancro al polmone. «Come tutta la Francia, ho il cuore spezzato» ha dichiarato la prima moglie Sylvie Vartan. «Ho perso l'amore della mia gioventù e nulla potrà mai sostituirlo». La Vartan ha avuto da Johnny un figlio, David, nato nel 1966.

Il fenomeno Johnny, inspiegabile al di fuori della Francia, è un'irripetibile miscela di personalità e sensibilità del suo protagonista, che ha inventato e acceso la fiamma di un “rock alla francese e ha venduto 110 milioni di dischi. Memorabile una sua tournée americana con migliaia e migliaia di francesi che lo seguirono a Las Vegas, Los Angeles e nelle altre date in un clima di esaltazione per il “loro” Elvis Presley.

Johnny Hallyday (il vero nome era Jean-Philippe Smet) era nato il 15 giugno 1943 a Parigi da padre belga e madre francese, che si lasciarono dopo la sua nascita. Lui crebbe con una zia.

A metà anni Cinquanta, a Parigi, scopre il cinema e il rock, conosce Eddy Mitchell e Jacques Dutron,c ma soprattutto ascolta e segue le orme di Elvis Presley. Appare in tv nel 1959 e nel 1960 esce il suo primo disco, subito seguito da un altro con il suo primo hit, “Souvenirs, souvenirs”. Dagli anni ’60 cominciano i trionfi dal vivo, si esibisce ovunque, all'Olympia fra l'altro, e pubblica “Salut les copains” diventando per tutti “l'idolo dei giovani”. Nel 1965 sposa Sylvie Vartan, anche lei cantante, e nasce David. È l'epoca “ye-ye”, la coppia diventa il simbolo francese del pop, la bellissima Sylvie spopola cantando anche in italiano.

Johnny intanto pubblica un suo album storico, “Generation perdue”. Del 1969 la canzone che tutti ricordano “Que je t'aime”. È poi la volta del cinema, con un'indimenticabile partecipazione in “L'avventura è l'avventura” di Claude Lelouch, nel 1971.

Con Sylvie è la crisi, nel 1975 si lasciano. Nel ’77 pubblica uno dei suoi più grandi successi, “Elle m'oublie”. Alti e bassi a cavallo del 1980, poi “Quelque chose de Tennessee”, il legame con l'attrice Nathalie Baye, dal quale nasce nel 1983 la figlia Laura Smet, poi il matrimonio nel 1990 con Adeline Blondieau, quindi, nel 1996, Laeticia, rimasta al suo fianco fino alla fine.

Nel 1993, per i 50 anni, il primo megaconcerto al Parco dei Principi. Nel 2000 celebra il passaggio del millennio con mezzo milione di persone che lo acclamano sotto la Tour Eiffel. Stanco e invecchiato, nel 2009 finisce in ospedale per un primo cancro, poi torna in scena, dove nel 2013 festeggia i 70 anni cantando davanti ai fan in delirio.