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Museo di Arte orientale

Nelle foto anti-Oriente la propaganda yankee

Il 23 febbraio 1943 l’obiettivo dell’Associated Press, Joe Rosenthal, coglie l’attimo in cui sei soldati Usa issano la bandiera a stelle e strisce sul monte Suribachi. La foto è una delle 60 protagoniste alla mostra inaugurata martedì 5 dicembre a Trieste

Il 23 febbraio 1943 l’obiettivo dell’inviato dell’Associated Press, Joe Rosenthal, coglie l’attimo in cui sei soldati dell’esercito americano issano la bandiera a stelle e strisce sul monte Suribachi, a Iwo Jima.

Uno scatto perfetto, che 48 ore dopo finirà sulle prime pagine delle testate americane, diventando il simbolo della forza di spirito del Paese e immagine rappresentativa della bontà degli ideali. “Raising the Flag on Iwo Jima” lo stesso anno vince il premio Pulitzer, catapultando Rosenthal nel firmamento dei super fotografi di tutti i tempi.


L’iconica immagine è una delle sessanta fotografie protagoniste della mostra “Peace is here! Fotografie di propaganda degli americani in Estremo Oriente nel Fondo Usis della Fototeca dei civici musei di Storia e arte”, inaugurata martedì 5 dicembre al Museo di Arte orientale di via San Sebastiano 1.

In esposizione fino al 15 aprile (da martedì a giovedì 10-13; venerdì e sabato 14-17; domenica 10-17) una selezione delle pressappoco mille fotografie originali del Fondo Usis della serie Giappone realizzate tra il ’41 e il ’45, oggi di proprietà della Fototeca del Comune di Trieste. Scatti dei migliori fotografi dell’epoca, che raccontano per immagini come il governo americano abbia combattuto il nemico non solo sui campi di battaglia ma anche a colpi di campagne di propaganda molto poco politically correct. Con l’intento da un lato di giustificare le proprie azioni militari, e dall’altro di istigare nella popolazione l’odio verso il nemico.

«Attraverso il percorso espositivo è possibile seguire il filo conduttore della strategia che mirava a instillare nell’opinione pubblica un’immagine fortemente negativa dell’Estremo Oriente», ha anticipato la curatrice Claudia Colecchia alla presentazione della mostra cui ha partecipato l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi e la direttrice dei Musei di Storia e arte, Laura Carlini.

Il giapponese bellicoso e crudele versus l’americano portatore di pace e democrazia: questa la cifra stilistica delle fotografie che negli anni del Gma a Trieste l’Usis, lo United States information Service, proponeva al pubblico del Dopoguerra per propagandare gli ideali di vita yankee. Da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, con gli scatti che ritraggono le forze alleate mentre interagiscono positivamente con la popolazione e la desolazione di Nagasaki rasa al suolo dalla bomba atomica. Tra le immagini, le foto che testimoniano la sconfitta del Giappone in cui è ritratto il ministro degli Affari esteri giapponese in frac e tuba mentre, il 2 settembre del ’45, firma la resa del suo Paese sulla corazzata “Missouri”.

 

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