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Orsini in scena con gli interrogativi della scienza

Domani apre la stagione a Cervignano, da mercoledì a Udine con “Copenaghen”, testo cult del 1998 firmato Michael Frayn

Un gigante del palcoscenico italiano interpreta un grande della fisica del Novecento. Umberto Orsini, 60 anni di carriera tra teatro, cinema e televisione, dà ancora una volta corpo e voce al fisico Niels Bohr tornando a calcare la scena con “Copenaghen”: un cult, un classico del teatro contemporaneo, uno spettacolo che ha raccolto successi in tutto il mondo, dal debutto a Londra nel 1998. E che in Italia ha affascinato il pubblico in ben 234 repliche, dal 1999 al 2010.

A diciotto anni dalla prima versione dell'allestimento italiano del testo del commediografo britannico Michael Frayn, la nuova tournée di Copenaghen, la settima, inaugura domani la stagione di prosa del Teatro Pasolini di Cervignano, e la Stagione Teatro Contatto 36 di Udine, da meroledì a domenica. Ancora una volta, dunque, Orsini è impegnato nel serratissimo faccia a faccia con Massimo Popolizio, che interpreta l’ex allievo Werner Heisenberg, e Giuliana Lojodice nei panni di Margharete Bohr, sua moglie. I costumi sono di Gabriele Mayer.

«Ho avuto ragione all’epoca - esordisce Orsini nel voler portare in Italia il testo di Frayne, quando tutto è cominciato al Teatro San Giorgio di Udine. E il tutto esaurito che abbiamo registrato a Roma in questa nuova tournée ribadisce la mia intuizione: è una storia appassionante, che piace ed emoziona. Uno spettacolo che non riguarda l’amore, la famiglia. Niente di più lontano, per esempio, dalla commedia di Eduardo: casa, cucina e odore di cibo. Ma che coinvolge il pubblico sollevando questioni, ahimè, sempre attuali: il pericolo che una scoperta scientifica possa essere usata da qualcuno come strumento di distruzione di massa, come è accaduto per esempio con la bomba atomica».

Infatti, i due premi Nobel che in scena si incontrano e si scontrano, dopo aver costruito insieme un bel pezzo della meccanica quantistica si ritrovano su fronti opposti. Heisenberg, tedesco, è al servizio del Terzo Reich, impegnato nel programma nucleare della Germania nazista. Danese con mamma ebrea, Bohr invece è tra i protagonisti del progetto Manhattan che ha portato alla realizzazione delle bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki.

Lo spettacolo è dunque l’occasione per riflettere sul ruolo che può avere la scienza nel vincere o evitare le guerre e in generale sul ruolo degli scienziati nella società, ma è anche l’occasione per riflettere su come, in fondo, «l’incertezza sia insita nel cuore delle cose». «Cosa si siano detti infatti in quell’incontro che noi mettiamo in scena, realmente avvenuto a Copenaghen nel 1941, rimane avvolto nel mistero. Ognuno ha raccontato la sua versione».

E sono diverse le versioni, tutte plausibili, quelle che lo spettacolo propone, «maneggiando con maestria le parole». Perché «non basta leggere un testo» ripete Orsini, classe 1934, con la sua voce inconfondibile. «Il teatro è vita, interpretazione: un gesto per esempio può dare un significato diverso a una battuta. E va scelto». Perché così un attore scrive le note a piè di pagina di quel che interpreta. Ogni spettacolo, dunque, non può che essere «il risultato di un lungo lavoro di studio e documentazione», e quindi anche «un’occasione di arricchimento».

Ne è convinto Orsini quando afferma di essere, grazie al teatro, migliore di quello che era 60 anni fa, quando è iniziata la sua carriera, costellata di successi e collaborazioni importanti. «Ho avuto la fortuna di avere tanti maestri - sottolinea citando, tra gli altri, Visconti, Zeffirelli e Ronconi - e di aver imparato da tutti coloro che ho incontrato». Inevitabilmente, anche lui è considerato un maestro, ma «più che un maestro – dice – credo di dare un esempio civile della professione di attore e del persistente desiderio di ricerca e di qualità che ha guidato la mia vita artistica». Oggi, da capocomico, con la sua compagnia offre «un piedistallo solido ad attori bravi». E se guarda al futuro, «nonostante l’età», dice, «ancora tante sono le cose da fare» pensando al suo mestiere bello e utile. Per esempio, «non ho mai fatto Amleto».

Giovedì
prossimo, a Trieste, Umberto Orsini parteciperà alla tavola rotonda “Etica atomica. Due Nobel, la fisica in guerra, la scienza a teatro”, alle 11 alla Centrale Idrodinamica del Porto Vecchio di Trieste, promossa dalla Fondazione Internazionale Trieste.

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