Quotidiani locali

Strategia culturale per Trieste

Perché la città letteraria non riesce ad essere unita per fare sentire la sua voce

Trieste Città della letteratura (e anche della scienza, ovvio, due campi che devono interagire meglio). Ma fino a che punto? Negli ultimi tempi abbiamo assistito al desolante sorpasso, in Friuli Venezia Giulia, da parte di parecchie altre città che non sono depositarie del nostro glorioso passato (da Pordenone a Udine, da Gorizia a – persino – Cormons). Una strana abdicazione la nostra, dovrei dire. Che richiede qualche considerazione. Prediamo alcuni significativi esempi. Vent’anni fa a Trieste si è dato vita ad un’iniziativa rilevante, capace di calamitare uno sviluppo notevole: si chiamava Piazza Gutenberg, e aveva cominciato ad attrarre molto pubblico. Era una cosa nuova (coeva di Pordenonelegge, peraltro voluta dalla locale Camera di Commercio) e nasceva, per l’appunto, nella città della letteratura. Successo, possibilità di andare oltre i confini regionali, entusiasmo. Ma è durata poco, qualcuno nel 1994 ha deciso che non andava più finanziata, senza nemmeno aprire un dibattito sulla motivazione. La politica l’ha chiusa, diciamo le cose come stanno. Poi sono venute altre realtà in Regione, e quelle sono andate meglio, sono state più fortunate (e finanziate).

Un altro esempio: un gruppo di letterati ha deciso, all’inizio degli anni’90, di riunirsi in un comitato per varare un evento ciclico sulla poesia (non faccio nomi, ma fra di loro c’erano dei bravi poeti triestini), una manifestazione ben congegnata, che avrebbe potuto decollare benissimo (come hanno fatto i Festival della letteratura o quelli della Filosofia o quelli “della Mente” che ormai attraggono tanto pubblico in Italia, da Mantova a Sarzana). Era un momento anticipatore, quello di Trieste, che avrebbe potuto capitalizzare, nell’immaginario esterno, l’idea primaria di “Trieste città della letteratura”. Ma non ne è sortito nulla: nessun finanziamento lungimirante e (si disse allora) molte rivalità tra i proponenti.

Un terzo esempio: un altro comitato pieno di idee ha dato vita a Fest, il Festival della letteratura scientifica (idea illuminata, perché sembrava supplire finalmente al gap cittadino tra scienza e letteratura). La kermesse è durata dal 2007 al 2008 (due edizioni) e ha avuto molto successo, subito producendo rilevanti effetti di traino. Ben 30.000 persone hanno visitato Fest in soli quattro giorni, dunque era in grado di crescere, di diventare un polo di attrazione nazionale. Ebbene, sul più bello Fest venne abolito, e lo abolì di nuovo la politica. Nel frattempo Pordenone diventava quella bella cosa che è; e a Udine, dal nulla, nasceva Vicino/Lontano col Premio Terzani: una bella iniziativa, che trovava subito forti finanziamenti comunali. E via così.

Allora una domanda sorge spontanea. Non è che a Trieste mancano le persone, gli operatori culturali, capaci di dare vita a manifestazioni così importanti? Loro ce li hanno e noi no…che figura! Domanda provocatoria, questa, ovviamente. A Trieste abbondiamo di intellettuali capaci, appassionati, intelligenti, propositivi (magari un po’litigiosi, questo sì), ma siamo privi di finanziamenti. Sarebbe troppo facile dire: “Ma se ci dessero 200 mila euro anche noi saremmo capaci di far venire a Trieste i più grandi scrittori del mondo!”. Eppure io avrei l’ardire di dirlo. Faccio un altro esempio, recentissimo. Si è appena conclusa la terza edizione di un nuovo soggetto culturale: il Triestebookfest (bella intitolazione), messo in piedi da uno sparuto gruppo di donne intellettuali (tutte donne!). Il Triestebookfest sta avendo successo, sta muovendo i suoi timidi passi. Ed ora occorre sostenerlo anche finanziariamente…sarà così? È triste costatare che il nostro passato e il nostro presente culturale vengono ormai per ultimi in Regione. Perché questo avviene? È facile dire, ora, che ormai ci sono altre realtà…come abbiamo recentemente sentito dire. Ma c’è anche un altro lato della medaglia: Trieste è una città di contrasti e di rivalse, lo sappiamo tutti. Certo, ci si mette d’accordo quando guardiamo ai pilastri della nostra tradizione culturale: Svevo, Joyce, Saba, ma poi? Abbiamo qui una concentrazione di personalità geniali molto più che in altri luoghi (di Svevo si disse che “non aveva che genio”), ben ripartite nelle varie discipline della cultura (poesia, narrativa, saggistica, competenze cinematografiche, musicali, artistiche), ma abbiamo una tendenza all’individualismo che non ci giova. E raramente sappiamo fare squadra. Infatti, se guardiamo agli altri eventi in Regione, vediamo che alle loro spalle c’era (c’è) un nucleo compatto, una forza di
pressione propositiva. Qui capita spesso che si formino “correnti” che si ignorano fra di loro, per andare poi al combattimento con truppe sparse, facendosi impallinare quasi subito. Per questo anche noi dobbiamo riflettere. È tempo di virtuose strategie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro