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La signora degli abissi, brava e discriminata

Presentato il libro dedicato a Sylvia Earle, brillante oceanografa americana

TRIESTE. Ha stabilito il record di immersione in solitaria dentro al sommergibile Deep Diver toccando i mille metri di profondità nelle acque delle Bahamas. È stata direttore scientifico della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l'agenzia del governo americano che si occupa dello studio e del controllo degli oceani e dei fenomeni ambientali. Eppure Sylvia Earle, oceanografa americana, classe ’35, ammirabile combattente del “cuore blu del pianeta”, con inesorabile pazienza ha sfidato un ambiente che all’inizio era chiuso alle donne.

Una storia da mettere nero su bianco e da trasmettere anche ai più piccoli. Un impegno che ha preso Chiara Carminati, autrice de “La signora degli abissi” (Editoriale Scienza, pagg.128, euro 12,90) e illustrato da Mariachiara Di Giorgio, pensato sia per adulti che per bambini. Presentato ieri nello stand dell’Istituto di Oceanografia e Geofisica sperimentale, il volume ripercorre le avventure di Earle, fin da quando la studiosa era bambina e grazie alla libertà che i genitori le avevano lasciato per esplorare il mondo, s’innamora subito della natura. E a vent’anni decide che la Biologia marina sarà la sua vita. «Questo libro ripercorre il rapporto che ogni ricercatore ha con il mare», ha commentato Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia di Ogs, che ha presentato l’opera.

Earle solca le onde di luoghi sconosciuti alle immersioni. E poi si scontra con la realtà, dove gli spazi per le donne sono pochi. Si candida per una missione, viene definita perfetta come direttore scientifico, ma rifiutata perché donna. «Le risposero imbarazzati che una donna con quattro uomini non poteva andare a fare una cosa del genere e quindi creano la situazione ad hoc per l’anno successivo, con quattro donne – dice l’autrice -. C’era tanto scetticismo». Ma la spedizione va benissimo. Così, all’inizio degli anni ’70, Sylvia parte per il progetto Tektite:
vive per due settimane in una struttura subacquea nei pressi dell'isola di St. John nelle Isole Vergini americane svolgendo esperimenti e ricerche sulla flora marina. Oggi continua il suo viaggio e spiega nelle sue conferenze i pericoli che il mare corre a causa dell’uomo. (b.m.)

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