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Theos, il regista che la Grecia rimuove

Stasera il figlio Kostis riceverà il Premio Anno Uno dai “Mille Occhi”. In anteprima il suo “Eleatis Xenos”

TRIESTE. Gli occhi del festival si sono posati su di lui già da una quindicina d'anni fa. Non è stato semplice, sin dall'inizio: incertezza, difficoltà di reperire i suoi film, un clima di ostracismo generale; poi, a complicare le cose, ci si è messo pure l'ostacolo linguistico. Un percorso lungo ma condotto con determinazione perché sentito come necessario che porta oggi i Mille occhi a chiudere l’edizione numero 16 assegnando il massimo riconoscimento del festival triestino a un regista fortemente cercato e finalmente raggiunto, nell'idea che proporre le sue opere pochissimo conosciute, si legge nella motivazione, «apra almeno mille occhi al mondo».

E se Dimos Theos, l'82enne cineasta greco nuovo Premio Anno uno 2017, non ha potuto raggiungere Trieste per ragioni di salute, a ricevere il riconoscimento alla cerimonia delle 20.45 al Teatro Miela sarà il figlio Kostis, violoncellista e autore delle musiche dell'ultimo film paterno, “Eleatis xenos”. Un capolavoro d'intensità assoluta in grado di toccare le corde più profonde, assicurano il direttore Germani e Cecilia Ermini, curatrice della sezione dedicata a questo peculiare “straniero di Grecia”.

È appena passata sullo schermo del festival, invece, l'opera d'esordio che ha in certo senso segnato il difficile cammino di circolazione e diffusione che avrebbe avuto di lì in avanti il suo cinema, “Kierion”. «Un film fortemente politico contro la dittatura dei colonnelli che stava nascendo - spiega Ermini – e che è stato proibito in Grecia per sei anni, assolutamente impossibile da vedere». Girato nel '67, “Kierion” è stato presentato l'anno seguente in una Mostra di Venezia diretta da Luigi Chiarini a fianco di opere firmate da Cassavetes, Carmelo Bene, o “Teorema” di Pasolini. L'ottima accoglienza e la menzione d'onore conquistata in Italia non sono servite però a smuovere le cose, tanto che in patria il film verrà sdoganato appena nel 1974, a fine dittatura. «Tra il primo e il secondo film c'è un lasso di tempo di una decina d'anni – continua la curatrice – e tutte queste cose insieme hanno generato una sorta di isolamento per il suo cinema. Anche al Greek Film Center, quando abbiamo comunicato la messa a punto della retrospettiva triestina con il relativo premio, sono rimasti sorpresi, chiaramente in senso positivo: perché in patria, a parte qualche cineforum o circuito di nicchia, non è stata mai dedicata la giusta attenzione. Sono film talmente personali e liberi che non c'è da stupirsi per quest'atteggiamento. E Theos non è mai sceso a compromessi, né politici, tanto meno di gusto».

Non si smentisce l'ultimo “Eleatis xenos”, mai uscito in Grecia a parte un passaggio al Festival di Salonicco, che i Mille occhi presenteranno in anteprima a seguire la consegna del premio dopo aver appositamente curato la sottotitolazione. Il direttore Germani lo descrive come «un film struggente, una ricerca del padre, l’eterna sconfitta dell’amore» sottolineando come sia un’opera già straniera in patria che unisce alla profonda ellenicità un totale carattere apolide.

A chiudere il festival in seconda serata l'edizione sarà lo stesso “gotico errante” che l'aveva aperta: l'inglese Seth Holt, che con Theos e l'importante presenza triestina di Roger Fritz sono stati i tre grandi cineasti su cui ha puntato l'edizione. Edizione che ha mischiato ancora una volta il piacere della riscoperta di tanto cinema dimenticato a novità e anteprime assolute e caratterizzata da percorsi,
ad esempio nel caso del regista egiziano Tewfik Saleh o di Germogli, il bel segmento dedicato ai rapporti d'amicizia e ispirazione reciproca di registi italiani, segnati come “numeri uno” con la volontà di continuare a svilupparli nelle prossime edizioni.

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