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I Mille Occhi guardano all’hardcore ritrovato

Dal 15 al 21 settembre il festival propone personaggi e pellicole rare da un’opera inedita di Olmi all’eros di Wes Craven

Giunge alla sedicesima edizione, “I Mille Occhi”, festival internazionale del cinema e delle arti che si inaugurerà venerdì 15, dopo l’ormai consueta anteprima al Cinema Trevi di Roma, promettendo anche quest’anno di allargare i confini della conoscenza della settima arte tra omaggi e riscoperte che attraversano le epoche e i generi più diversi.

Di scena fino al 21 settembre, al Teatro Miela, la manifestazione è un invito al viaggio, alla ricerca e alla (ri)scoperta di personaggi e pellicole rare, nascoste o dimenticate nel tempo «nella convinzione che opere di qualsiasi epoca – afferma il direttore artistico Sergio Germani - possono essere viste oggi per la prima volta nella loro importanza». Ne è emblematico esempio l’inedito di Ermanno Olmi del 1968, “La tentazione del suicidio nell’adolescenza”, ritrovato dalla Fondazione Luigi Micheletti di Brescia e proposto a Trieste dopo l’anteprima alle Giornate degli Autori a Venezia, nella certezza che il capoluogo giuliano, in quanto città simbolo della nuova psichiatria, sia il luogo ideale per accogliere un lavoro che fa piazza pulita dell’intera storia della psichiatria ante-Basaglia.

Gli sguardi si moltiplicano, si lambiscono, intrecciano legami tra passato e presente, attraversano territori vicini e lontani (Grecia, Germania, Croazia, Serbia, Stati Uniti) per tornare infine a esplorare il cinema di “casa”, quello italiano, la cui perlustrazione non è e non sarà mai esaurita: 26 copie rare o addirittura uniche sono in arrivo dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nella densità materica che solo la pellicola 35 millimetri (o 16mm e altri formati ridotti) può garantire. E non si tratta di feticismo, ma di rispettare il supporto originale per assicurare «un contatto con il corpo del film».

All’interno dell'ampia rassegna di film italiani, compaiono titoli che qualcuno definirebbe “di culto”, diretti da Pietro Germi (tra cui il suo magnifico “Signore & signori”, anche in omaggio al recentemente scomparso Gastone Moschin), Damiano Damiani (tra questi “La moglie più bella”, esordio di una bellissima e bravissima Ornella Muti), Ferdinando Maria Poggioli, Giorgio Bianchi, Elio Petri (“A ciascuno il suo”, da Sciascia, con stupefacenti Gian Maria Volonté e Irene Papas) e altri. Ci si soffermerà anche sulla sponda italiana di Laurel e Hardy, gli esilaranti Stanlio e Ollio doppiati da Mauro Zambuto e Alberto Sordi, che oggi ci si rivelano grandi cineasti tout-court.

Giovedì 21 alle 20.45 il regista greco Dimos Theos riceverà il Premio Anno Uno, al culmine di una rassegna, curata da Cecilia Ermini, in cui verranno proposti tutti i suoi film, espressione di un cinema capace di unire tutte le radici della Grecia classica allo sguardo più moderno.

Di altri due autori il festival propone l’intera filmografia: le monografiche curate dal critico Olaf Möller dedicate all’opera di Seth Holt, con i suoi thriller e noir, e il tedesco Roger Fritz, che in Italia fu anche assistente di Visconti e Fellini, autore di una serie di action-movies degni di Tarantino interpretati per la maggior parte dalla musa dal fascino maudit Helga Anders. Fritz sarà presente a Trieste per tutte le proiezioni di quella che è la prima personale internazionale a lui dedicata.

Densa di suggestioni e scoperte sarà anche la rassegna curata da Mila Lazic, con la collaborazione della Jugoslovenska kinoteka, il Centar Film di Belgrado e il Hrvatski filmski savez di Zagabria, dedicata ai maestri dell’avanguardia croata (Martinac, Gotovac, Pansini) e ai loro rapporti con l’avanguardia serba.

Ospite d'onore del festival è Dagmar Lassander, attrice italiana di origini tedesche che ha riunito nel suo percorso artistico alcuni dei film più sbrigliati del cinema italiano, dagli horror “Black Cat” di Fulci e “La lupa mannara” di Di Silvestro fino al celeberrimo “W la foca” di Nando Cicero, considerato dai curatori il capolavoro massimo della commedia bassa.

Sul versante della presenza dell'eros nel cinema, si vedrà qualcosa di ancora più estremo, l'unico hardcore, recentemente ritrovato
in versione integrale, del grande Wes Craven. “The Fireworks Woman” (nella versione italiana meglio conservatasi, intitolata “La cugina del prete”) è un grande film americano, eccitante e insieme lucido, con una magnifica, sensualissima Jennifer Jordan.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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