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«Platone? Si impara guardando in tv la serie Black Mirror» 

Tommaso Ariemma spiega come insegnare la filosofia attraverso le icone pop di oggi

Tommaso Ariemma, professore giovane e intraprendente, ha scoperto e testato un nuovo modo di insegnare la filosofia. Da alcuni anni, infatti, invita i suoi studenti a scovare l’imperativo categorico di Kant fra i sopravvissuti e i rottami dell’isola di Lost. Oppure, per ragionare sull’oscuro assioma di Parmenide («L’essere è e non può non essere»), chiede di ascoltare con orecchie nuove i dialoghi fra i due investigatori di True Detective. Insomma, di fronte a studenti che fanno sempre più fatica a stare chini sui libri, ha fatto di necessità virtù, provando a raccontare la filosofia in maniera più moderna e attuale, con riferimenti a un mondo - quello delle serie tv - che risulta tendenzialmente familiare agli adolescenti di oggi.

La filosofia spiegata con le serie tv è dunque un metodo originale e acuto per far conoscere i grandi pensatori del passato. Non si tratta di semplici divagazioni o di casuali coincidenze, ma di un’idea concreta di aggiornamento della didattica, per imparare e far imparare in chiave contemporanea ciò che le più alte menti dell’Occidente hanno elaborato nel corso dei secoli. Oltre a Kant e Parmenide, scopriamo così Platone dietro lo specchio di Black Mirror, Aristotele che torna a nuova vita in The Walking Dead, Hobbes che si diverte a vedere realizzato il suo “tutti contro tutti” nel parco di Westworld, Spinoza che si siede di fianco a Jude Law quando in The Young Pope approda al soglio pontificio.

Del resto Ariemma - napoletano, classe 1980, docente di Filosofia e Storia in un liceo di Ischia - ama definirsi come un "pop-filosofo", espressione che troviamo anche nella nota bio-bibliografica sul risvolto di copertina del libro in cui espone la sua metodologia di insegnamento: “La filosofia spiegata con le serie tv” (Mondadori, pagg. 140, euro 15,00). Ma che cosa significa essere un pop-filosofo? «Vuol dire», ci spiega Ariemma, «intendere la filosofia come un esercizio di pensiero capace di lasciarsi contaminare dalla cultura di massa e capace di contaminarla a sua volta. Si tratta di una nuova forma di filosofia, che non applica ai fenomeni popolari delle categorie già costituite altrove, ma che pensa “con” questi fenomeni, rispondendo in modo inedito alle innovazioni del presente».

Il libro di Ariemma nasce dalla volontà di raccontare una pratica: il successo della pop-filosofia soprattutto tra i banchi di scuola: «Di solito, il docente di filosofia a scuola ha un’impostazione idealistica (a sua insaputa, a volte), ovvero spiega la filosofia come un continuo superamento di un filosofo da parte di un altro. Ai ragazzi questa sorta di sfida stile "Formula uno" risulta priva di interesse. La pop-filosofia mostra, invece, che la cultura di massa, fatta di serie tv, videogiochi, social network, insomma di tutto ciò di cui i ragazzi si nutrono quotidianamente, è impregnata di filosofia, e che si possono fare ottimi esercizi filosofici mescolando le due cose. L’attenzione diventa massima, con un elevato livello di partecipazione».

La filosofia spiegata con le serie tv mette in scena proprio questa avventura, rivolgendosi a coloro che vogliono avvicinarsi alla filosofia in un modo nuovo; a quelli che hanno amato la filosofia e che vogliono rinfrescare la loro passione attraverso un’altra passione, quella per le serie tv; a tutti quelli che hanno odiato la filosofia a scuola, perché magari non hanno incontrato l'insegnante giusto; ai docenti di filosofia che vogliono provare un nuovo approccio alla disciplina per i loro studenti.

«La prima volta che sono entrato in classe e ho spiegato i grandi filosofi attraverso le serie tv», racconta Ariemma, «gli studenti mi sono apparsi disorientati, spiazzati. In seguito, non ne hanno potuto più fare a meno». Prendiamo, ad esempio, la condanna platonica della scrittura. «Per Platone», spiega Ariemma, «essa minaccia la nostra capacità di ricordare, perché si sostituisce alla nostra memoria, proprio nel suo mostrarsi come un supporto. I ragazzi ovviamente non prendono sul serio la condanna platonica fino a quando non vedono una puntata di Black Mirror dedicata alle tecnologie per ricordare e registrare ogni nostro vissuto e alla sue conseguenze. La serie tv, in questo caso, “amplifica” il pensiero del filosofo e i ragazzi possono vederlo “all’opera”». Oppure si può procedere per contrasto: nella serie tv The Young Pope viene citato Spinoza come avversario “filosofico” del Papa protagonista. E allora la discussione diventa interessante. Oppure, ancora, si può riflettere su come sia organizzato il parco della serie tv Westworld per vedere la più astuta applicazione del pensiero politico di Hobbes.

L'autore è un insegnante di liceo, ed è evdente che si è più volte interrogato su come possa essere migliorata l'efficacia della didattica della filosofia e, più in generale, di tutte le discipline umanistiche: «Per me è fondamentale l’idea del laboratorio sperimentale, dove provare formule e tecniche didattiche innovative. Il mio insegnamento non si ferma infatti alle serie tv, ma sfrutta altri approcci pop, che possono essere usati anche da altre discipline. Quando entro in classe, non penso di andare lì a dire quattro nozioncine (in alcuni casi errate o arretrate, se si fa affidamento sui soli manuali), ma penso di entrare in un luogo di produzione e sperimentazione. E quindi ci divertiamo ad apprendere tecniche di scrittura efficace per produrre degli ebook (grazie a Platone o Agostino), a fare delle indagini statistiche sulle passioni contemporanee (grazie a Spinoza) o a produrre delle “video perfomance” (grazie a Marx e Nietzsche), mostre fotografiche e tante altre cose ancora, documentate nel nostro blog: tuttofastoria.wordpress.com. Gli insegnanti a volte credono che i ragazzi siano dei vasi da riempire, ma dimenticano quella dimensione creativa dell’apprendimento che solo la partecipazione attiva può innescare».

Ariemma è napoletano come Luciano De Crescenzo, che negli anni Ottanta cercò, con notevole successo di pubblico, di raccontare la storia della filosofia in maniera vivace e anticonvenzionale. E confessa che quel modello è stato per lui fondamentale, seppure con alcuni aggiornamenti necessari: «Soprattutto nella strategia, più che nei contenuti. Bisogna far imparare anche e soprattutto attraverso il divertimento e la curiosità.
E molto spesso a scuola lo dimentichiamo. Oggi però gli stessi testi di De Crescenzo potrebbero risultare noiosi per i ragazzi, che leggono sempre di meno. Le serie tv sono la mia nuova arma e la filosofia pop la formula che sta dando più risultati».

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