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L'ESPOSIZIONE

Trieste, 200 capolavori del Liberty in mostra alle Scuderie di Miramare

"Liberty e la rivoluzione europea delle arti. Dal Museo delle Arti decorative di Praga": un viaggio tra la pittura, i manifesti e gli ogggetti d'arredamento dal 23 giugno 2017 al 7 gennaio 2018. Il Piccolo è media partner dell'esposizione

Le informazioni sull'esposizione. “Liberty e la rivoluzione europea delle arti. Dal Museo delle Arti decorative di Praga”, resterà aperta alle Scuderie e al Castello di Miramare fino al 7 gennaio, verrà inaugurata oggi pomeriggio, 22 giugno, alle 17.30. Aperta al pubblico da domani alle Scuderie e al Castello di Miramare tutti i giorni dalle 9 alle 19 (chiusura biglietteria alle 18.30). Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8. Sono previste visite guidate, anche se il calendario verrà diffuso in seguito. Ad affiancare la mostra saranno anche conferenze e conversazioni. Dalle pitture alle litografie, dai manifesti ai gioielli, dagli stupefacenti vetri alle ceramiche, dai mobili ai tessuti, dall’abbigliamento e dalla biancheria agli oggetti da tavola la mostra di Trieste rievoca il mondo della Belle Époque e di una borghesia che fa i conti con il progresso. Un progresso che rincorre - l’emancipazione femminile, i trasporti, le comunicazioni, la corrente elettrica – ma dal quale vuole difendersi, combattendo l’eccesso di industrializzazione e la cultura meccanizzata di massa, con il ritorno all’industria artistica e a un artigianato di pregio.

L'origine del nome. Liberty, libertà. È questo il concetto, o meglio l’aspirazione, che traspariva alla fine dell’Ottocento nelle atmosfere artistico-culturali europee, negli atelier artistici, negli studi di architettura, nei salotti letterari. Ma il termine Liberty ricorreva anche nel nome di Arthur Lasenby Liberty, proprietario dei magazzini londinesi (e poi parigini) specializzati nella produzione artigianale e nella vendita di oggetti, stoffe e arredi di gusto floreale. Da cui derivò la definizione di Liberty, con la quale in Italia si alludeva all’Art Nouveau.

La novità per uscire dagli schemi. L’eclettismo, quel coacervo di stili un po’ imbalsamati come il neogotico, il neorinascimentale e, in generale, gli influssi storici, intrecciati per sopperire alla mancanza d’idee autentiche, il manierismo della rappresentazione accademica narrativa e fedele al vero, erano infatti ormai déjà-vu. Tutti aspettavano qualcosa di nuovo e i più acuti già lo sperimentavano. Uscire dagli schemi predefiniti dello “historismus” (storicismo in tedesco) era la parola d’ordine. Come?

Le linee guida. Attraverso un’acquisizione morbida e raffinata, coerente, decorativa ma già in parte funzionale della linea, espressione del rinnovamento del rapporto tra arte e società. A cavallo fra ‘800 e ‘900 il Liberty getta in architettura, nella decorazione d’interni, nelle arti applicate e nelle arti in generale un ponte di collegamento fra il passato, cioè la tradizione, e la modernità, che attende con Coco Chanel e Picasso dietro l’angolo. E’ una mediazione, che offrirà esiti eccellenti agli esteti affamati di bellezza, anche nel cuore d’Europa, a Bruxelles, considerata allora la città più bella del mondo, dove lo stile floreale o Liberty, detto Art Nouveau in area franco-belga, offrì prove di altissimo livello quali per esempio la Maison Horta, icona di quello stile, disegnata fin nei minimi particolari da Victor, il giovane architetto-padrone di casa.

Paese che vai, stile che trovi. Che oltre all’uso della flessibile eleganza della linea curva, si fece interprete di altri elementi fondamentali del “modernismo”, termine con cui la critica ha ritenuto in tempi più recenti di definire l’Art Nouveau, che in Austria era chiamata Sezessionstil, in Germania Jugendstil, in Inghilterra modern style: l’ispirazione alle forme naturali, il concetto di progettazione totale, sintonica tra interni ed esterni, dettaglio e visione d’insieme, e la fusione biunivoca tra arte e artigianato.

Il castello di Miramare. Ed è bellissimo e significativo che in uno scrigno dello stile eclettico o dell’historismus, qual è il complesso di Miramare, che cronologicamente precede immediatamente il Liberty, si apra ora con questa mostra, una grande lezione sul Liberty stesso.

Uno dei gioielli Liberty in mostra a...
Uno dei gioielli Liberty in mostra a Trieste

Gli oggetti in esibizione. La provenienza praghese dei magnifici oggetti esposti ci trasporta in pieno nella cultura artistica asburgica - un mondo che stava per finire e che, come accadde nella civiltà greca con l’ellenismo - raggiunse, prima della caduta, l’apice della raffinatezza. La grande bellezza prima della tragedia. Il conflitto mondiale rappresentò infatti l’orrore in cui deflagrò tutto il positivismo del periodo precedente che, sorretto dal clima di rinnovamento culturale che aveva accompagnato l’industrializzazione, dalla fiducia nel futuro e nel progresso, dalla tensione all’equilibrio e alla pace, aveva condotto al Liberty o modernismo, come il movimento venne chiamato anche in Spagna, e all’euforia e alla joie de vivre della Belle Époque. La mostra - curata sotto la direzione di Helena Koenigsmarkova, direttore Museo Arti Decorative di Praga, e di Rossella Fabiani, storico dell’arte - rievoca questo milieu e quella classe borghese che insegue vari aspetti del progresso quali l’emancipazione femminile, i trasporti, le comunicazioni, la corrente elettrica, ma che da questi vuole anche difendersi, contrastando l’eccesso d’industrializzazione e la cultura meccanizzata di massa e favorendo il ritorno all’industria artistica e a un artigianato di pregio, come per altro avevano già suggerito William Morris e il Movimento Arts and Crafts.

Il Liberty voleva reinventare anche...
Il Liberty voleva reinventare anche la quotidianità

Il percorso. La testimonianza su tale rivoluzione delle arti in risposta alla sollecitazione dell’età moderna e alle mutate esigenze estetiche e spirituali, è declinata in mostra sì da evocare notevoli suggestioni. Il percorso principale si svolge alle Scuderie, dove un coup de théâtre è rappresentato da una parte consistente dell’acquerello di quasi 7 metri per 3 e mezzo, realizzato dall’immaginifico Alphonse Mucha per il padiglione della Bosnia-Erzegovina all’esposizione di Parigi del 1900, appuntamento rivelatosi fondamentale per la diffusione del Liberty e di cui la rassegna ripropone molti capolavori accanto a 12 altri pezzi del grande artista ceco; mentre al Castello l’arch. Luciano Celli ha evocato degli ambienti molto coinvolgenti, completamente in stile Art Nouveau. «Assieme ai curatori del Museo di Praga - precisa Fabiani - ho scelto le opere che meglio credo si adattino all’esposizione nelle Scuderie. Nella Sala del Trono del Castello, a esaltare la destinazione dello spazio, sono esposti gli abiti che indossavano le signore della buona borghesia. Questo, a esaltare la destinazione celebrativa della Sala». Mise e biancheria, accessori come scarpe, cinture e gioielli, pubblicati anche nel catalogo Marsilio, si alternano a vetri decorati a freddo, ceramiche luminescenti, argenti, peltri, tessuti, mobili e innovazioni grafiche di Klimt.

Tra queste l’emblematica affiche per la prima mostra della Secessione viennese: all’ingresso delle sale si legge ancor oggi la frase “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”

 Promossa dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Uměleckoprůmyslové Museum-The Museum of Decorative Arts in Prague, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International In collaborazione con Fondazione Antonveneta, media partner “Il Piccolo” e “Messaggero Veneto”, è realizzata a cura di Lucie Vlčková, Radim Vondráček, Rossella Fabiani. Iniziativa media Fondazione CRTrieste. Il catalogo allegato alla mostra è pubblicato da Marsilio. 

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