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LA MOSTRA

Kafka e la Bernhardt nel gotha degli ebrei ritratti da Warhol 

Da oggi al Museo Wagner di Trieste i dieci ritratti  del progetto espositivo del Jewish Museum di Vienna

Da Kafka a Einstein: gli "ebrei geniali" di Warhol a Trieste Da Franz Kafka ai Fratelli Marx, da Sarah Bernhardt ad Albert Einstein: al Museo Wagner, fino al 29 dicembre 2017, sono esposti "Dieci ritratti di ebrei del XX secolo" di Andy Warhol. Il maestro della pop art li creò nel 1980. Leggi Gli ebrei ritratti da Warhol

 

Il più celebre è quasi certamente il ritratto che Andy Warhol fece a Marilyn Monroe, ma forse pochi sanno che il grande artista statunitense, ultimogenito di una famiglia operaia originaria della Rutenia subcarpatica (nell'attuale Ucraina occidentale, all'estremità orientale della Slovacchia), dedicò un intero ciclo di serigrafie a una decina tra le personalità ebraiche più significative del XX secolo. Selezionate tra quasi un centinaio proposto dal gallerista amico Ronald Feldman, ideatore del progetto.

Nacque così nel 1980 la serie “Dieci ritratti di ebrei del XX secolo”, che viene presentata oggi alle 18, in anteprima per l’Italia, al Museo ebraico “Carlo e Vera Wagner”, con una prolusione di Astrid Peterle, curatrice del progetto espositivo assieme a Danielle Spera, direttrice del Jewish Museum di Vienna, per il quale è stato concepito nel 2012, per poi passare nel 2015 in Australia.

Sarah Bernhardt dipinta da Warhol nel...
Sarah Bernhardt dipinta da Warhol nel 1980


L’adattamento triestino porta la firma di Ariel Haddad e Annalisa Di Fant.

Il Gotha dei pensatori, leader e talenti creativi effigiati in questo modo così sensibile, essenziale ed equilibratamente estroso da Warhol, è di altissimo livello. La più bella in assoluto è la Bernhardt, francese di madre di origine ebraica, considerata una delle più grandi attrici del suo tempo. Dopo aver affascinato il pubblico in tournée negli Stati Uniti, in Germania, Russia, America Latina e Australia, lasciò un segno memorabile con l’interpretazione de “La signora delle camelie”.

E proprio da un ritratto fotografico che la ritrae in quelle vesti, prende il via la rielaborazione sottile, lievemente giocosa di Warhol, che punta sul colore rosso per definire una personalità appassionata e appassionante, capace di varcare l’oceano con una propria compagnia teatrale, di dirigere teatri e, a settant’anni, dopo l’amputazione di una gamba, di recitare magistralmente, da seduta.

Franz Kafka dipinto da Warhol nel 1980
Franz Kafka dipinto da Warhol nel 1980


Attraverso rielaborazioni serigrafiche seriali, cioè prodotte in più copie, avvalendosi di simbolismi cromatici e segnici innestati su foto, Warhol aveva avviato già all’inizio degli anni ’60 un percorso creativo con cui affrancarsi dalla grafica pubblicitaria, per essere consacrato artista tout court. A tal fine cerca di entrare nella scuderia newyorkese di Leo Castelli, che all’inizio - a differenza dell’ex moglie Ileana Sonnabend, che lo lancia con una personale a Parigi - non lo capisce. Perdendosi la fase più vertiginosa della sua creatività, cioè quella gli anni 1961-’64, coincidenti con la produzione d’immagini molto forti, delle sue variazioni sul dolore, in parte dedicate a Marilyn, dopo la sua morte, in parte a Jackie Kennedy ed Elisabeth Taylor.

Dopo questa fase epica, espressione di una visione pessimista e disincantata, sarà la volta delle “Celebrità” con tematiche più edulcorate, cui anche la serie attualmente in mostra appartiene. Sempre sulla scia di una personale interpretazione da parte di Warhol della pop art, quale rielaborazione di oggetti e immagini di largo uso quotidiano, legati alla comunicazione di massa, iterata quasi a suggerire un nonsense.

Per il genio tormentato di Kafka, uno degli scrittori in lingua tedesca più influenti del ’900, Warhol ha innestato una breve sinfonia di azzurri che scivolano nel blu notte e si fanno invece un po’ più brillanti per Martin Buber, uno dei filosofi della religione più importanti del secolo; per il jazz brillante di George Gershwin, una tavolozza cromatica vivace e altrettanto frizzante, per Sigmund Freud toni empatici e introspettivi - squarciati come negli altri ritratti da intersezioni di luce significative - che si smorzano appena per Louis Brandeis, primo giudice ebreo della Corte suprema Usa. Per il Premio Nobel per la fisica Einstein studia una gamma di toni grigio-lavanda che suggeriscono la riflessione astratta, mentre per i fratelli Marx, leggendario gruppo comico americano, l’iterazione dei volti interpreta il loro ritmo coinvolgente. Un intenso chiaroscuro sottolinea lo sguardo rivolto lontano di Golda Meier, storico primo ministro israeliano, dissonanze cromatiche non troppo marcate invece per Gertrude Stein, scrittrice e illustre mecenate.

La rassegna mostra tra le righe l’influenza a livello internazionale della cultura mitteleuropea, simbolizzata da Leo Castelli, triestino di padre ungherese, dalla gallerista rumena Sonnabend, che da New York promossero Warhol, egli stesso di famiglia europea centro-orientale, e dal fatto che la maggior parte dei personaggi effigiati provengono da tale emisfero.

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