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Quando Pasolini intuì la crisi del politico

Un volume edito dal Centro Studi di Casarsa e curato da Raoul Kirchmayr

di ROBERTO CARNERO

Si intitola «Pasolini, Foucault e il "politico"» (Marsilio, pagg. 220, euro 22) il nuovo volume pubblicato dal Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, che raccoglie gli atti del convegno annuale celebratosi al Centro stesso nei giorni 7-8 novembre 2014. Curato da Raoul Kirchmayr, docente di Estetica all'Università di Trieste, il libro approfondisce l'apporto offerto dallo scrittore friulano - «filosofo asistematico e non specialista», come si esprime Teresa Tassan Viol, presidente del Centro studi, nell'introdurre l'opera - alla riflessione sul Novecento, con particolare riferimento alla categoria concettuale del "politico", sviluppando una specifica indagine delle sintonie con la riflessione "biopolitica" di Michel Foucault.

Nel saggio “La volontà di sapere” (il primo volume, datato 1976, della sua “Storia della sessualità”) lo studioso francese chiama infatti "biopotere" quel potere che investe ogni aspetto della vita umana, producendo non persone pensanti e cittadini responsabili, bensì corpi docili e utili attorno ai quali fabbricare, attraverso la rigida disciplina da esso imposta, un'anima che rimarrà inevitabilmente eterodiretta. Si tratta, evidentemente, di una dura critica alla violenza esercitata ai danni degli individui dalla società dei consumi e delle comunicazioni di massa, critica per molti aspetti consonante con quella condotta dal Pasolini degli Scritti corsari e delle Lettere luterane.

Scopo del volume - spiega Kirchmayr - è stato quello di «saggiare il modo in cui è stata posta» dai due autori «la questione del "politico" in un'epoca di transizione (la loro, che continua a essere in una certa misura ancora la nostra) nella quale, con sempre maggiore evidenza, i bordi del "politico" tendono a sfrangiarsi, rendendo più complessa e articolata la descrizione dei fenomeni sociali e culturali, in quanto sottoposti a un processo di rimescolamento delle distinzioni con cui le coppie oppositive di politico e impolitico, di pubblico e privato, di emancipazione e di asservimento, di progesso e conservazione ecc. sono state erose al punto tale che il loro uso è diventato generalmente assai problematico e in qualche caso perfino impossibile».

Il volume raccoglie i contributi di italianisti, storici, filosofi e politologi, tra i quali Riccardo Antoniani, Marco Antonio Bazzocchi, Furio Colombo, Angelo Fàvaro, Anna Tonelli, nonché Angela Felice, direttore del Centro studi Pasolini di Casarsa e, in quanto tale, promotrice dell'iniziativa.

E un altro contributo allo studio di Pier Paolo Pasolini lo firma Angela Felice, che lo presenterà al Festival vicino/lontano di Udine venerdì 12 maggio. “L'utopia di Pasolini”, edito da Bottega Errante, sarà al centro di un incontro, alle 18 a Casa Cavazzini, in cui l’autrice dialogherà con Giampaolo Borghello e Romano Vecchiet. Il saggio restituisce frammenti e passaggi

significativi dell’opera e del pensiero di uno degli intellettuali più originali del Novecento.

Grazie al Centro Studi di Casarsa, che sforna in continuazione incontri, convegni, libri, non si spengono mai i riflettori sull’opera e sul pensiero di Pasolini.

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