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Vertigini dell’anima nella “Paurosa bellezza” Lo spettacolo di Marko Sosi› in italiano e sloveno ricorda gli alpinisti Emilio Comici, Tiziana Weiss ed Enzo Cozzolino

TRIESTE. Una bellezza paurosa è quella della montagna. Si manifesta a chi la guarda, magari dal basso, ma diventa ragione d’essere in chi la vive e vi aderisce corpo a corpo, come fanno gli scalatori....

TRIESTE. Una bellezza paurosa è quella della montagna. Si manifesta a chi la guarda, magari dal basso, ma diventa ragione d’essere in chi la vive e vi aderisce corpo a corpo, come fanno gli scalatori. I tre più arditi rocciatori triestini - Emilio Comici, Enzo Cozzolino, Tiziana Weiss, tre spiriti che la montagna hanno sfidato, e che alla roccia hanno dedicato la propria vita, fino a soccombere a quella bellezza che mette spavento - sono i protagonisti dello spettacolo che Marko Sosi› ha scritto e che debutta in una doppia versione durante questo fine settimana: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Stabile Sloveno si sono uniti nell’altrettanto avventurosa impresa di rievocare quelle tre figure, con parole che attingono allo spirito dell’arrampicata più che al documentario storico-alpinistico.

“Paurosa bellezza / Grozljiva lepota” va in scena da stasera fino a domenica 14 maggio, grazie a una coproduzione che sotto le indicazioni di uno stesso regista, Matjaž Fari›, impegnerà un cast italiano e uno sloveno: due team che si alterneranno nel tradurre fisicamente i pensieri di chi ha fatto dell’alpinismo, più che una disciplina sportiva, un’etica e un’estetica spinte ai limiti estremi delle possibilità umane.

«Pur mantenendo dei punti fermi – spiega Marko Sosi›, dal quale è partita l’idea di questo viaggio nella mente dei tre rocciatori - mi sono spinto al di là della ricostruzione storica e ho cercato, in un lavoro fatto di frammenti e suggestioni liberamente ispirate alle loro imprese e ai loro scritti, il senso che ha motivato la ricerca e la vita di Emilio, Enzo e Tiziana». Quelli di Comici (1901 - 1940), di Enzo “Grongo” Cozzolino (1948 -1973) e Tiziana Weiss (1952- 1978) sono nomi che risuonano oggi attraverso la voce di rifugi, cippi, vie, sentieri, scuole di roccia. Sono loro che hanno dato alla disciplina ottocentesca dell’alpinismo quello slancio “eroico” (è il titolo di un libro di Comici, che risente molto dell’epoca in cui venne scritto, pieno fascismo) e tuttavia fa oggi dell’arrampicata un’attività in straordinario incremento, fino a diventare, negli ultimi decenni, qualcosa di vicino a un’arte.

Non era forse così quando quei pionieri affrontavano pareti verticali e strapiombi con la forza del corpo libero e, come nel caso di Cozzolino, una ridottissima dotazione di chiodi. Ma sicuramente lo è adesso, quando a mettere in scena quei pensieri e quella spinta corporea è Fari›, coreografo oltre che regista, che per le parole di Sosi› ha saputo trovare una traduzione soprattutto fisica: «Il pensiero di tre grandi idealisti, nelle cui personalità mi è parso di intravvedere una zona d’ombra» avverte Fari›. Con lo sfondo delle proiezioni video, realizzate sul monte Mangart dallo stesso regista, deve essere stato davvero insolito il lavoro svolto dai due cast (Primož Forte, Maruša Majer, Tadej Pišek nella versione slovena; Filippo Borghi, Lara Komar e Riccardo Maranzana in quella italiana).

Piuttosto complesso il congegno di date in cui si intrecciano le rappresentazioni (in italiano e in sloveno, tutte nella sala del ridotto in via Petronio 4). Ma le occasioni migliori sembrano quelle in cui si potranno seguire, una dopo l’altra, entrambe le versioni (che durano meno di un’ora ciascuna): venerdì 21 e 28 aprile (a partire dalle 19.30) e nuovamente venerdì 5 e sabato 6 maggio. Agli spettacoli si affiancheranno una conferenza dedicata a Emilio Comici

(sabato 22, ore 19, con l’antropologo Jernej Š›ek) e una tavola rotonda moderata dal giornalista Luciano Santin (sabato 29, ore 17.30, al Rifugio Premuda di Bagnoli della Rosandra) con la partecipazione di Paolo Rumiz, Dušan Jelin›i› e dell’autore, Marko Sosi›.

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