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la mostra

George Tatge a Pordenone, immagini di un’Italia nascosta in bianco e nero

Nuovamente ospite in regione, dopo il Premio Hemingway ritirato a Lignano Sabbiadoro a giugno 2016, il fotografo italo-statunitense George Tatge, nato a Istanbul e direttore tecnico-fotografico per...

Nuovamente ospite in regione, dopo il Premio Hemingway ritirato a Lignano Sabbiadoro a giugno 2016, il fotografo italo-statunitense George Tatge, nato a Istanbul e direttore tecnico-fotografico per quasi 20 anni della Fratelli Alinari di Firenze, ha inaugurato sabato scorso la sua personale in Galleria Harry Bertoia a Pordenone, visitabile fino al 30 luglio.

Sessantasei scatti che raccontano un'Italia nascosta, romantica e incorniciata in un bianco/nero che la rende eterna e che riflette l'anima sensibile e delicata di un artista che si commuove parlando dell'amore che la nostra regione dimostra per la cultura, testimoniato dai tanti festival letterari che la attraversano. Uno stile, il suo, che fugge ogni etichetta o corrente stilistica per seguire il cuore, l’emozione di una scoperta personale, l'avversione per i concetti e i progetti chiusi, autoreferenziali. Il curatissimo allestimento della mostra riflette la filosofia del fotografo innamorato dell'Italia e dei suoi chiaroscuri culturali, attento alle geometrie e alla simbologia, ai particolari che dispiegano una storia interiore ed onirica.

La prima sala raccoglie alcuni degli scatti meno recenti e si addentra via via in una lettura più astratta, legata agli amati pittori italiani primo novecenteschi come De Chirico, costruita dall'interazione continua tra passato e presente, tra edifici storici classici e urbanizzazione moderna, attraverso un dialogo che la cosmesi della luce strappa al caos. Nella sala superiore la tensione si allenta con ironia e divertissement, lasciando però sempre alla luce il compito principale di mettere in ombra e costruire i soggetti.

Gli scatti sono raccolti nel libro “Italia metafisica”, un titolo più poetico che filosofico, in quanto le fotografie sono concepite come metafora di una prospettiva da scoprire, invitano lo spettatore a comprendere cosa si nasconda dentro un frammento e tentano di trovare una risposta al

continuo girovagare senza meta; un vagare esistenziale che è il tratto personale di Tatge.

Il volume legato alla mostra, edito da Contrasto, ha vinto un premio Ipa della Lucie Foundation di New York nel 2015 e il Premio Ernest Hemingway 2016 di Lignano Sabbiadoro.

Francesca Pessotto

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