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Fumare fa male, ma in palco non all’amore

Domani al “Verdi” debutta l’atto unico “Il segreto di Susanna” di Ermanno Wolf-Ferrari, diretto da Takayuki Yamasaki

Chi l'avrebbe mai detto che un filo di fumo avesse il potere di compromettere una relazione sentimentale? Eppure questo è ciò che succede ne "Il segreto di Susanna", intermezzo in un atto di Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Enrico Golisciani, rappresentato per la prima volta in lingua tedesca con il titolo "Susannens Geheimnis" all'Hoftheater di Monaco il 4 dicembre 1909. L'azione, ambientata in Piemonte, vede il conte Gil, fresco sposo della bella Susanna, macerarsi di gelosia per la giovane moglie sospettata di tradimento, essendosi accorto che lei esce da sola nonostante il suo divieto e, soprattutto, per lo strano odore di fumo che aleggia nel salotto di casa.

Il conte non ha questo vizio e lo ha proibito pure alla consorte, per cui se non è il domestico Sante a fumare la sola spiegazione plausibile non può che rimandare a un amante. Disperato e in preda ai sospetti Gil la mette alle strette ma, dopo alcune scenate, scopre la verità: Susanna adora fumare ed esce quindi di soppiatto solo per comperare le sigarette, che poi si fuma da sola in casa. Scontata la riappacificazione nella reciproca promessa che, d'ora innanzi, marito e moglie fumeranno insieme.

L'intermezzo di Wolf-Ferrari, terza tappa della mini rassegna "Opera in un atto" promossa dalla Fondazione “Verdi”, debutta domani sera al Teatro Verdi - ore 20.30 - nel nuovo allestimento firmato dal regista Daniele Guerra, scene e costumi di Angelo Canu, sul podio il maestro giapponese Takayuki Yamasaki, in palcoscenico il soprano Marie Fajtovà, il basso Alessio Cacciamani e il mimo Motoharu Takei (repliche il 19/21/22 marzo).

Modellato sull'intelaiatura settecentesca della "Serva padrona" di Pergolesi, per questa pagina novecentesca che vive di passato e presente il regista Guerra ha ideato una messinscena moderna. «Dietro il pretesto della trama - spiega - l'opera pone l'accento su quanto la mancanza di comunicazione in una coppia possa generare fantasmi ed equivoci che ingigantiscono sempre più, e lo fa attraverso un linguaggio musicale quasi post wagneriano che utilizza, però, anche la melodia italiana. La musica è deliziosa e la struttura è molto raffinata, avvolgente e particolare. Per questo ho voluto una messinscena giocata sulla performance dei due protagonisti - Susanna e il conte Gil - sulla loro recitazione naturale e spontanea, fatta di genuina interazione impreziosita da un paio di momenti di sogno».

Come hanno reagito gli interpreti? «Sono stato molto fortunato con tutti e due, sono molto bravi e simpatici, perfetti per la parte, con molta voglia di lavorare e di divertirsi insieme».

Al debutto nel ruolo, il soprano ceco Marie Fajtovà afferma che il ruolo di Susanna si è rivelato una sorpresa: molto bello e adatto alla sua vocalità. «All'inizio - spiega - pensavo che fosse simile alla "Serva padrona" ma poi mi sono resa conto che era molto più difficile, in particolare per la parte ritmica che ha richiesto molte prove. Trovo questa musica anche adatta ai film in bianco e nero di Hollywood in quanto molto scorrevole e melodica. Per questo forse, all'epoca, era fuori moda ma sempre molto affascinante».

Entusiasta dell'opera è pure Alessio Cacciamani, il giovane basso romano che interpreta il conte Gil. «Secondo me il personaggio rispecchia perfettamente l'uomo moderno di oggi, geloso di ogni piccola cosa, anche di quel qualcosa che, dopo tre quarti d'ora d'opera si rivela essere un equivoco, un uomo che mostra segni di debolezza ma vuole mantenere pure il suo carattere aggressivo. Però ogni qualvolta rivede la moglie si intenerisce e quindi, alla fine, l'amore prende sempre il sopravvento».

Ma Cacciamani è a suo agio con la comicità del personaggio? «Questo è il primo ruolo comico che faccio in scena e devo dire che è molto interessante e divertente.

Vocalmente si può giocare molto di più su determinate sfaccettature, dinamiche ed effetti rispetto a un'opera di Verdi o Wagner. Per questo sono molto soddisfatto di questo debutto e, paradossalmente, questa

atto breve è molto più faticoso di un'opera di due o tre ore in quanto i due protagonisti cantano ininterrottamente.

La cosa positiva è che la fatica passa in secondo piano perché ci divertiamo tantissimo e speriamo che il pubblico si diverta altrettanto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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