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Alberto Garlini e una Parma livida che si tinge di giallo

Lo scrittore che dirige Pordenonelegge pubblica il primo thriller con Mondadori: “Il fratello unico”

di ALESSANDRO MEZZENA LONA

Sembrano tutti capaci di scrivere un giallo. Perché le regole sono chiare. Basta inventarsi un delitto, un investigatore più o meno strambo, qualche colpo di scena piazzato al momento giusto, una serie di personaggi ambigui. E poi il colpevole. Punto. Ma quanto difficile è inventare un thriller che vada al di là del compitino?

Prendete uno scrittore bravo come Alberto Garlini. Ha debuttato con un romanzo ispirato e bello come “Una timida santità”. È andato dritto per la sua strada pubblicando libri di spessore come “Fútbol bailado”, “Tutto il mondo ha voglia di ballare”, “La legge dell’odio”, “Piani di vita”. Poi, all’improvviso, ha rivelato che era pronto a far uscire un giallo. Lui, che dirige Pordenonelegge con Gian Mario Villalta e Valentina Gasparet, ed è autore di quel libro di riflessione sull’«Arte di raccontare» firmato insieme a Caterina Bonvicini?

Ebbene sì, proprio lui. Ma attenzione, non è che Alberto Garlini è andato alla ventura nel mare grande del giallo, così, come un povero sprovveduto. Ci ha messo anni a scrivere in silenzio trame poliziesche, a studiare i personaggi giusti, a calibrare atmosfere da romanzo “alto” a luoghi letterari tipici della letteratura di consumo. E adesso è pronto a svelare l’altro lato della sua creatività. Debuttando da giallista in una collana che ha fatto la storia del genere in Italia: i Gialli Mondadori. Il romanzo si intitola “Il fratello unico” (pagg. 192, euro 17), è ambientato a Parma e porta in scena una coppia di personaggi che potrebbero diventare virali assai in fretta.

Il protagonista è Saul Lovisoni. Ha il physique du rôle del piedipiatti che conquista al primo sguardo. Ricchissimo di famiglia, una laurea a Harvard in Diritto internazionale, ha mollato il mestiere di poliziotto per darsi alla scrittura. Sfornando un romanzo di grande successo, che gli ha portato fama e altro denaro, ma gli ha sottratto per sempre la donna che amava. Apparentemente distratto, chiuso in un suo mondo dove “la narrazione” fa quadrare anche le storie più strambe, decide di rimettersi sulla piazza come investigatore privato.

Ed è qui che entra in scena il vero motore della storia. Margherita Pratts è strana, affascinante, soprattutto intelligente. Insomma, ha le stigmate dell’assistente perfetta. E forse anche di più, ma questo lo scopriremo soltanto leggendo. Lovisoni la ingaggia, in apparenza, perché lo aiuti a rimettere a posto la sua biblioteca. In realtà, perché ha bisogno di una come lei. Pratica, sveglia, brava a ficcare il naso negli affari degli altri.

E Margherita non tradisce le sue aspettative quando una delle famiglie più “in” della Bassa Parmigiana denuncia la scomparsa dell’unico erede maschio. Bernardo, quarantenne in cerca di un centro di gravità permanente, si è messo a trafficare con una giovane tossicodipendente che cerca di liberarsi dalla droga. Il fatto è che Sabina Ruffi s’è vista ammazzare il figlio Fabio da un automobilista, senza nemmeno fermarsi a soccorrerlo. E Bernie, come lo chiamano in famiglia, si è fatto impietosire da quella donna disperata. Forse le ha aperto il suo cuore.

Fatto sta che le sorelle di Bernardo assoldano Lovisoni perché ritrovi il fratello. Convinte che Sabina abbia un ruolo di primo piano nella sua sparizione. E Saul si mette in caccia del figliol prodigo. Senza dare nulla per scontato. Osservando, ragionando, traendo conclusioni che agli altri sfuggono. Un po’ Sherlock Holmes e un po’ topo da biblioteca, che cita Montale e non disdegna “Emma” di Jane Austen, arriverà a risolvere il mistero solo dopo aver guardato al di là delle apparenze.

“Il fratello unico” non è solo un giallo scritto con intelligenza e passione, ma è anche una piccola dichiarazione d’amore per Parma e il territorio che la circonda. «Sono nato a Parma e ho cominciato ad amare questa città e la sua provincia fin da bambino», scrive Garlini in una nota che chiude il libro. E mentre andava dipanando il filo della narrazione, gli era impossibile non sentir risuonare dentro di sé i racconti che si intrecciavano in famiglia a quelli ascoltati per strada, nei

bar. Storie di delitti nella nebbia, di amori sbagliati. E sullo sfondo, «la pianura e il Po, con le sue acque che scorrono implacabili e a volte tracimano».

Una Parma più livida di quella di Alberto Bevilacqua. Perfetta per albergare misteri.

alemezlo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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