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Cleo Viper, una regina del burlesque che vive a Trieste

Da Milano a Las Vegas: poi ha scelto di vivere nella nostra città

Cleo Viper è la performer burlesque italiana più conosciuta nel mondo.

Votata come numero uno in Europa dal 21st Century Burlesque Magazine nel 2015, unica artista del nostro Paese selezionata per il Burlesque Hall Of Fame Weekend a Las Vegas. Milanese, ha girato il mondo e vissuto a Los Angeles, la passione per lo yoga l'ha portata in Thailandia e da un po' di tempo ha scelto Trieste come base. A portarla qui in visita, anni fa, lo studio in cui lavorava la tatuatrice Amanda Toy («Mi sono fatta il primo tatuaggio da lei a 18 anni», spiega Cleo). Mesi fa, una cagnolina nata in una cucciolata a Basovizza da adottare, l'ha fatta tornare e innamorare del Carso. E poi le rive, il Molo Audace, piazza Unità, il Parco di Villa Giulia l'hanno spinta a scegliere questa città come casa, in cui portare le sue competenze: il burlesque e lo yoga (in apertura a fine marzo lo studio Hot Yoga in via Mazzini 14).

«C'è il mare, la montagna, il confine. Senti che sei in periferia, non al centro. Mi dà un'idea di un mondo sospeso e anche un po' malinconico, che mi piace», racconta. Laureata in Letterature Moderne («avrei voluto fare la scrittrice/giornalista»), da giovanissima vive la Milano antagonista: il punk, le occupazioni, le fanzine, un lavoro in un negozio di dischi, la musica in una band electro punk con Miss Violetta Beauregarde e Olimpia Zagnoli (oggi famosa illustratrice). La sessualità come ribellione, la controcultura, la fisicità vissuta in maniera alternativa anche con le modificazioni corporee (piercing, tatuaggi, scarificazioni). La musica ritornerà poi nella sua carriera burlesque: sul palco con Vinicio Capossela (anche al Rossetti nel 2011) e nello spettacolo swing dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

 

Cleo Viper, l'arte del burlesque della performer italiana più famosa L'artista milanese risiede ora nel capoluogo giuliano, dove apre anche uno studio yoga (l'altra sua grande passione): è la regina della specialità resa celebre in Italia dall'esibizione di Dita Von Teese a Sanremo nel 2010

 

«Ho cominciato il burlesque per gioco: otto anni fa non c'era in Italia, lo si conosceva un po' nelle sottoculture legate al vintage, ai tatuaggi, al mondo pin up e macchine d'epoca. Io l'avevo scoperto a New York. Poi ha preso piede anche qui e sono diventata una performer a tempo pieno. Nel 2008 cominciano ad uscire articoli importanti su di me: PlayBoy Italia, GQ, Panorama, L'Espresso e poi sono stata ospite a Chiambretti Night… Dalla nicchia è diventato mainstream con il passaggio di Dita Von Teese a Sanremo nel 2010. Sdoganare il burlesque, associato erroneamente allo spogliarello da strip club, è stato faticoso all'inizio, c'era diffidenza».


La sua missione ora è: «Portare il burlesque a Trieste: continuano a dirmi che è una città chiusa ma non ci voglio credere, a Milano 10 anni fa era lo stesso: è una sfida. Mi sembra una città molto creativa anche dal punto di vista musicale. C'è una base da cui partire».

Articolo pubblicato nella nona puntata dell'inchiesta culturale Trieste Underground

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