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Sandrone Dazieri «Non c’è thriller senza angoscia»

Il 27 gennaio al via la scuola di Pordenonelegge tra gli insegnanti anche Missiroli, Mozzi, Monastier

di FRANCESCA PESSOTTO

Per l'ottavo anno la Fondazione Pordenonelegge.it propone la scuola di scrittura creativa Pordenonescrive, dal 27 gennaio al 18 febbraio 2017, e già sold out di iscrizioni. Quest'anno, oltre ai due scrittori e curatori di Pordenonelegge Alberto Garlini e Gian Mario Villalta, ospiterà il romanziere Marco Missiroli, il giallista e sceneggiatore Sandrone Dazieri, il consulente editoriale Giulio Mozzi e il giornalista Omar Monastier; 30 ore di full immersion nel piacere di ascoltare e scrivere storie e riflettere sulle basi del mestiere di romanziere, che daranno l'occasione agli aspiranti scrittori di confrontarsi con affermati professionisti, misurarsi con le logiche editoriali e acquisire gli strumenti indispensabili per dare forma tecnica ad un'ispirazione.

I due cicli principali di lezione saranno condotti da due dei più amati scrittori italiani contemporanei: Marco Missiroli e Sandrone Dazieri. Sandrone Dazieri, 53 anni, autore di sceneggiature per il cinema e per la televisione, diventato scrittore di successo dopo i 30 anni con i gialli del “Gorilla” e uscito da poco con Uccidi il Padre (Mondadori, 2014) e L'angelo (Mondadori, 2016), guiderà i corsisti nella narrazione cinematografica o televisiva: dalla prima idea allo sviluppo, alla creazione dei personaggi, per arrivare alla concretezza di una sceneggiatura. «Ogni insegnante ha sua tecnica - dice Dazieri -; come scrittore io non ho avuto una formazione scolastica, sono un autodidatta totale. Nel mio caso l'esperienza di vita e di scrittura hanno avuto più peso della tecnica. Una scuola non può sostituire l'ispirazione e il talento ma aiuta senz'altro a dare un nome a quello che si ha dentro e a trovare gli strumenti per tirarlo fuori nel miglior modo».

A cosa serve allora una scuola di scrittura?

«A mettere a confronto uno scrittore in erba con un professionista che gli faccia capire quali possono essere gli strumenti migliori per affrontare ciò che si vuole fare. Qualsiasi cosa uno scelga di scrivere, l'importante è che crei un insieme omogeneo, consapevole e coerente all'interno della costruzione narrativa rispetto alle premesse iniziali. Nessuno sa fino in fondo perché sta scrivendo, spesso ciò che lo spinge è l'inconscio. Si capisce ciò è uscito da noi solo molto tempo dopo averlo scritto».

E lei che scrittore è?

«Io sono uno scrittore “artigiano”: limo, piallo, tolgo, metto, cerco di arrivare all'essenziale. La domanda più importante per uno scrittore è cosa sia l'essenziale, il centro, il cuore. Capirlo è la cosa più difficile. Nelle lezioni che ho tenuto finora ai giovani scrittori, propongo un esercizio: raccontare un romanzo che li ha colpiti in 3 righe. Lo scopo è togliere tutto fino ad arrivare all'essenza, al cuore della scrittura».

Cosa l'ha affascinata del thriller letterario?

«La necessità di raccontare una storia. Più che il noir, che scava l'anima dei personaggi, sono affascinato dal lato oscuro, dal male e dalla sofferenza che emergono nel thriller. Lo trovo il modo più congeniale per esprimere le mie paure e i miei dubbi, che ho il privilegio . poi di rendere universali. Racconto il presente con gli interrogativi e le sensazioni che suscitano dai diversi punti di vista sulla realtà, cosa che ho fatto anche nel mio ultimo romanzo che è incentrato sulla post verità e si interroga su cosa stia veramente accadendo, senza tuttavia la possibilità di saperlo fino in fondo».

Ha successo il thriller in Italia?

«La maggior parte degli scrittori gialli ha disertato il compito di indagare il presente per scrivere di mondi altri, di ciò che è accaduto in passato o che accade all'interno di una famiglia senza tempo. Questa è una scelta di fuga. In Italia pare che la letteratura debba essere per forza tranquillizzante. Dalla

tv alle librerie, ciò che va è il “giallo minestrina”: una brodaglia senza angoscia, senza inquietudine. Al contrario, invece, l'angoscia è lo scopo del thriller, perché insieme al sospetto, all'inquietudine, al dubbio, è la materia di cui è composta la vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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