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ARTE

Gli “Amanti” di Giovanni Prini raccontano a Roma il potere del sentimento

Le forme sinuose dei celebri Amanti riuniti in un suggestivo abbraccio, gli echi classici dei ritratti scultorei con i dolci visi dei bimbi, ma anche le ceramiche, i giocattoli, i disegni e perfino i...

Le forme sinuose dei celebri Amanti riuniti in un suggestivo abbraccio, gli echi classici dei ritratti scultorei con i dolci visi dei bimbi, ma anche le ceramiche, i giocattoli, i disegni e perfino i mobili disegnati per il suo frequentatissimo salotto intellettual-artistico di inizio '900: è un mondo multiforme, in bilico tra sogno e realtà e fortemente venato di slanci emotivi e legami sentimentali quello raccontato nella mostra «Giovanni Prini. Il potere del sentimento», la prima esposizione monografica dedicata a uno degli artisti italiani più interessanti del secolo scorso, ospitata alla Galleria d'arte Moderna di Roma da oggi al 26 marzo.

Non solo scultore ma anche pittore e artigiano, Prini, genovese di nascita (1877), arrivò a Roma a inizi '900 e qui dialogò con i principali artisti della sua epoca, da Giacomo Balla a Umberto Boccioni, da Duilio Cambellotti a Gino Severini, fino a Sibilla Aleramo, Ettore Ximenes, Antonio Maraini, tutti assidui frequentatori del suo celebre salotto nella casa-studio di via Nomentana, ideato e organizzato insieme alla moglie Orazia Belsito. Per questo nella mostra, a cura di Maria Paola Maino, non potevano mancare, tra le circa 130 opere esposte, anche i lavori di alcuni di questi importanti artisti-amici. Ecco che la tela “Nello specchio di Balla” (che ritrae proprio il salotto), così come la “Ballerina” di Sironi, l'«Autoritratto» di Severini e il “Nudo” di Cambellotti, tessono una rete di relazioni con i lavori di Prini, del quale viene documentata tutta la carriera artistica attraverso le varie fasi. Interessante notare come l'artista sia stato in grado di spaziare, sempre con felice mano artistica, tra stili e materiali, affiancando alla produzione maggiore (quella degli oli, dei disegni, dei marmi e dei bronzi) anche quella dedicata alle arti applicate.

Un eclettismo e una vivacità che il percorso espositivo racconta nei tre piani della Galleria: ai primi anni romani in linea con i temi del socialismo umanitario (come nell'opera L'alba e il tramonto del 1903), si affiancano poi il fortissimo interesse per l'infanzia, la creativa modernità

dei giocattoli (come i Birilli di legno e le Bambinette in cartapesta), delle lampade e dei mobili e il ritorno negli anni '30 agli stilemi della scultura classica. Completano la mostra anche numerosi materiali d'archivio custoditi dagli eredi, tra disegni, fotografie, taccuini e lettere.

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