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Premio Villalta a Buffoni e alla sua “Jucci”

Il poeta omosessuale si è affermato con la silloge dedicata alla sola donna che l’abbia amato

Vengono premiati oggi i vincitori del Premio Castello di Villalta (ore 18). La giuria, presieduta dalla contessa Marina Gelmi di Caporiacco, ha espresso infine le sue preferenze: per i versi Franco Buffoni, autore di "Jucci" (Mondadori), mentre il Premio per la Divulgazione Culturale è andato a Corrado Augias. Jucci è stata la prima e unica donna che ha amato Buffoni, scomparsa nel 1980. Il libro a lei dedicato ha meritato il Premio Viareggio fino al Villalta passando attraverso il Fiumicino. «Forse è un testo che è uscito al momento giusto - dice Buffoni - nella situazione storico sociale che stiamo vivendo in Italia, la questione dell'omosessualità è piuttosto attuale. Un argomento del genere, oggi, può essere colto anche da lettori più reazionari, perché è un modo per sentirsi à la page, all'avanguardia».

Lei ha sempre evidenziato la questione della discriminazione identitaria. "Jucci" però mi pare renda tutto più "fluido" dando più importanza alla persona, meno all'identità di genere.

«Sicuramente. La relazione tra me e Jucci, donna di straordinaria intelligenza, ne è una conferma. Lei aveva capito perfettamente la mia diversità, ma le andavo bene così, questo è il punto. Allo stesso modo io ero affascinato dalla sua sensibilità. Quindi è vero, la mia natura omosessuale con gli anni rese più fragile la nostra relazione, ma c'era comunque un legame di profonda attrazione per la "persona"».

È una raccolta, come dire, proustiana. La frontalità della scrittura per fermare l'usura del tempo mi pare un elemento rilevante.

«Ho fatto la tesi su Joyce ma la dedizione l'ho data a Proust. La questione della memoria è fondamentale in arte, così come lo è la preservazione della giovinezza, di una prensilità verso il mondo che deve essere per forza "infantile", declinata infine con la saggezza. Al di furori di questo approccio non esiste poesiaZ.

Quest'estate dai maggiori quotidiani si è dibattuto sulla poesia e sull'assenza della critica…

«Che ci sia una carenza di critica e un'abbondanza di poeti mi pare un dato di fatto. Che i poeti facciano delle grandi supplenze facendo anche la parte dei critici è altrettanto vero. Detto ciò è un tormentone che sento da quarant'anni, il tutto all'interno di una situazione che vede la poesia sempre più ai margini».

Infatti il mondo editoriale non pare andare verso la letteratura. C'è ancora spazio per la poesia?

«Se c'è sarà prerogativa delle nuove tecnologie. Il setaccio cartaceo per i versi non

esiste più. La rete è adattissima alla poesia, permette il confronto tra i giovani. Bisogna rendersi conto inoltre che ciò che rappresentava la poesia oggi è assolto dalla canzonetta d'autore. La vera poesia riguarderà quell'1% che riesce a leggere ancora in silenzio».

Mary B. Tolusso

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