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Stefano Secco, il tenore che ama le percussioni

Domani l’artista, premiato nella stagione lirica triestina 2011, terrà un recital al Ridotto del” Verdi”: Verdi, Mascagni, Puccini, Tosti

«Sarà il migliore tenore lirico nei prossimi anni» ha detto di lui Paolo Isotta sul Corriere della Sera, mentre i melomani triestini lo hanno premiato come miglior tenore della stagione lirica 2011 per la ragguardevole prestazione offerta nella ripresa de "I Due Foscari". Stefano Secco, figura di spicco nel panorama internazionale, sarà domani sera a Trieste per un recital - organizzato dalla Fondazione Teatro Lirico “Verdi" di Trieste in collaborazione con l'Associazione Triestina Amici della Lirica "G.Viozzi" - che si terrà nella sala Victor De Sabata, Ridotto del Teatro Verdi, con inizio alle 20. Al concerto prenderanno parte anche il mezzosoprano Sarah M. Punga e la pianista Adele D'Aronzo. Si potranno ascoltare arie romanze e duetti, da Tosti a Mascagni, da Verdi a Puccini, in un "Crescendo" di emozioni musicali che approderà nelle note passionali della Carmen di Bizet. «Ho scelto di intitolare così questo programma - spiega Secco - perché suonava bene musicalmente ma anche perché è il titolo del mio primo cd di 16 brani che uscirà a Natale».

Quindi, nel suo repertorio, anche musica vocale da camera..

«In verità non ho mai affrontato la liederistica tedesca ma ho inciso diversa musica da camera di Tosti Mascagni e Puccini. È un genere che sento molto vicino per la dimensione di intimità che sa creare e, grazie all'apporto pianistico, ti offre la possibilità di cantare piano, quasi sussurrato, cosa che in teatro, con l'orchestra, non è possibile».

Tranne due arie di Tosti, la prima parte del programma è tutta dedicata a Verdi…

«Io amo molto Verdi, perché insegna davvero a cantare. Ci sono frasi puntate e accentate ma la sua è una scrittura che si avvale spesso di grandi frasi legate, specie nei cantabili, che aiutano a dosare il fiato soprattutto nella zona di passaggio, molto importante per il controllo del suono che deve essere ben legato».

Come gestisce tecnicamente l'approdo veristico della seconda parte?

«La base deve essere sempre il belcanto nel senso di suono appoggiato bene ma poi va calcata la pronuncia e bisogna andare quasi sul declamato».

Un self-portrait vocale…

«La mia voce dagli inizi a oggi è cambiata moltissimo, prima si è espansa nel settore acuto e poi anche il centro si è irrobustito. Quello che cerco tutti i giorni è un suono limpido che si basa sullo squillo e sul timbro piuttosto che su grandi cavità o suoni più prevalenti di petto. In definitiva sono un tenore lirico, all'italiana, distante dalla risonanza alla tedesca, tutta chiusa, o di natura baritonale che non mi appartiene proprio».

E il diploma in percussioni al conservatorio sotto la guida di Tullio De Piscopo?

«In casa sono cresciuto con mio padre che ascoltava lirica e mio fratello, chitarrista pop, tutti gli altri generi. Ho studiato pianoforte ma, a sedici anni, è esplosa la passione del ritmo e ho avuto la fortuna di incontrare Tullio De Piscopo. Prima sarei stato troppo timido per salire su un palcoscenico invece, grazie a lui che è stato una guida anche umanamente ho potuto realizzare la mia grande passione, fatta prima di ritmo e poi di canto».

Cosa significa tornare a Trieste ?

«Sono davvero felicissimo. I Foscari hanno rappresentato una tappa importantissima nella mia carriera perché per me era il debutto nel ruolo di Jacopo, una parte che mi interessava moltissimo da sempre. Ricordo che, da bambino, ascoltavo un cd di Pavarotti in cui c'era proprio l'aria di Jacopo Foscari, che mi colpì così

tanto da avercela sempre in testa. Quando mi hanno chiesto se volevo fare l'opera a Trieste, ero così contento che ho studiato la parte in quattro e quattr'otto. E poi ho anche il bellissimo ricordo di esser risultato il miglior cantante della stagione lirica».

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