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Del Mestre stakanovista della porta in vetta all’Europa

Simone Del Mestre

L’ex Triestina e ora alla Pro Gorizia ha vinto con l’Italia del calcio su sabbia: «Ho parato quel rigore perché non volevo tirare l’ultimo»

TRIESTE Un balzo felino sulla propria destra, le braccia tese verso il cielo e la palla che viene respinta lontana dalla propria porta. E' l'ultima splendida istantanea dell'Europeo di beach soccer di Alghero in cui Simone Del Mestre, 35enne barbuto portiere ex Triestina, ha regalato all'Italia l'Euroleague 2018 parando il rigore decisivo contro la Spagna.

Del Mestre, iniziamo dal penalty più importante della sua carriera?

«Dopo tredici rigori consecutivi segnati temevo davvero di doverne cal ...

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TRIESTE Un balzo felino sulla propria destra, le braccia tese verso il cielo e la palla che viene respinta lontana dalla propria porta. E' l'ultima splendida istantanea dell'Europeo di beach soccer di Alghero in cui Simone Del Mestre, 35enne barbuto portiere ex Triestina, ha regalato all'Italia l'Euroleague 2018 parando il rigore decisivo contro la Spagna.

Del Mestre, iniziamo dal penalty più importante della sua carriera?

«Dopo tredici rigori consecutivi segnati temevo davvero di doverne calciare uno io... invece son riuscito a neutralizzarne uno. Un'emozione indescrivibile. Ancora adesso non ho metabolizzato bene che siamo campioni d'Europa».

Come è arrivato al beach soccer?

«Nel 2008 avevo iniziato, quasi per gioco, con il Lignano. L'allora ct azzurro Magrini mi disse che ero portato. A fine estate venni convocato in azzurro. Ad oggi ho raggiunto quasi 180 presenze. Non ho praticamente mai smesso tranne quando ero alla Triestina».

Che ricordi ha in alabardato?

«Io sono nato a Monfalcone, sono di Aiello ma sono un tifoso della Triestina e ne ho sempre seguito le vicende. Ho tanti bei ricordi ma anche uno brutto: la sconfitta nella finale di ritorno play-off di Eccellenza del 2013 contro il Dro».

Scavando nella storia alabardata, la ritroviamo anche tra gli eroi di Lucca. Vero?

«Eh sì. Molti, molti anni or sono. Correva l'anno 2002: non ero ancora 19enne»

Tra il calcio tradizionale e quello su sabbia qual è la principale differenza per un portiere?

«La sabbia è imprevedibile. Bisogna avere ancora più riflessi e reattività tra i pali dunque. Ma la cosa principale è che bisogna avere una gestione della palla differente perché il campo è più piccolo».

Un portiere di beach può essere un assistman?

«Capita spessissimo. Con un lancio lungo preciso a scavalcare la difesa avversaria puoi trovare il tuo attaccante pronto a fare gol».

Con quale club gioca a beach?

«Da due anni sono all'Happy Car Samb di San Benedetto del Tronto. L'anno scorso abbiamo fatto il triplete: scudetto, supercoppa e coppa Italia. Poche settimane fa abbiamo mancato con il Catania il secondo tricolore consecutivo».

Il beach soccer è uno sport di nicchia?

«Manca ancora la dovuta cultura per questo sport. In Italia viene considerato uno sport estivo per i giocatori di calcio su erba. Per fare il salto di qualità bisogna cambiare mentalità e investire su strutture indoor. Abbiamo vinto un Europeo, ma per vincere un Mondiale bisogna cambiare passo».

Pronto ora per la Pro Gorizia?

«Prontissimo. Domani (oggi, ndr) tornerò ad allenarmi con la squadra. Sono convinto che faremo bene da neopromossa in Eccellenza: non vedo l'ora di iniziare».

Lei non ha mai un momento di sosta. Non è stufo?

«No. Sono felicissimo di poter giocare a calcio così tanto. Ovviamente sacrificare le estati non stando con la famiglia è un peso. Anche per questo dedico il mio titolo di campione europeo e di miglior portiere del torneo alla mia compagna Federica e a mia figlia Ginevra di due anni e mezzo. —