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Granoche: «Alla Triestina sono a casa. Sento la responsabilità e me la prendo» VIDEO

Pablo Granoche, Mauro Milanese e l'assessore Giorgio Rossi

Il cannoniere alabardato si presenta: «Ho sempre sentito l’affetto dei tifosi, sono maturo per gestire la pressione del pubblico»

TRIESTE Per chi si affida alle convergenze astrali o comunque ai segni del destino il ritorno di Granoche a Trieste e ammantato da un qualcosa di fatale. Ritorna nella prima città italiana che lo ha accolto e nella quale chiuderà la carriera agonistica. Era nella squadra che ha festeggiato i novanta anni dell’Unione ed ora riveste la casacca rossoalabardata nell’anno dei 100.

Torna al Rocco per la presentazione al pubblico nel giorno in cui lo stadio riapre i battenti dopo il restyling (ancor ...

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TRIESTE Per chi si affida alle convergenze astrali o comunque ai segni del destino il ritorno di Granoche a Trieste e ammantato da un qualcosa di fatale. Ritorna nella prima città italiana che lo ha accolto e nella quale chiuderà la carriera agonistica. Era nella squadra che ha festeggiato i novanta anni dell’Unione ed ora riveste la casacca rossoalabardata nell’anno dei 100.

Torna al Rocco per la presentazione al pubblico nel giorno in cui lo stadio riapre i battenti dopo il restyling (ancora non completato) e per di più nel giorno del suo compleanno. «Sono qui da due giorni e mi sento a casa - esordisce Pablo - non posso che ringraziare Milanese perché a La Spezia mi sono trovato in una situazione difficile. Io ho rischiato di restare fuori rosa e Mauro di non avere un attaccante a poche ore dalla fine del mercato. Per fortuna entrambi alla fine abbiamo vinto questa scommessa».

Granoche, la presentazione ufficiale

Milanese spiega i motivi dell’operazione: «Pablo l’ho inseguito a lungo e da tempo avevamo un’intesa. È stato a Trieste, l’ho conosciuto a Varese e insieme abbiamo sfiorato la A. Lo abbiamo voluto per le qualità di giocatore e di uomo. Assieme agli altri nuovi arrivati e a quelli rimasti abbiamo una squadra completa. Ora penso che anche chi non ha ancora fatto l’abbonamento si convinca».

C’è un legame particolare che Granoche sente con la città. «Qui ho un ricordo bellissimo per avere giocato una delle mie migliori stagioni da calciatore ma ho anche vissuto il momento più difficile con l’infortunio. In quell’occasione ho sentito l’affetto delle persone e mi è rimasto dentro. Credo che il ritorno proprio in occasione del Centenario sia il momento giusto».

E il popolo alabardato si aspetta tanto da Pablo. In campo dovrà dimostrare di essere un leader, nonostante molti suoi compagni di avventura non difettino d’esperienza, un punto di riferimento anche nei momenti più difficili. È un peso che El Diablo deve prendersi sulle spalle. «Quando sono arrivato oltre dieci anni fa ero una scommessa, adesso sono consapevole del mio ruolo. Sento la responsabilità di dare tutto per la squadra e non mi fa paura. Sono pronto».

Ma poi sono i gol e il rendimento della squadra a risolvere gran parte delle pressioni. In maglia alabardata Granoche ne ha segnati 31. Può essere un buon obiettivo per questo biennio?

«Più che il numero dei gol è importante fare quelli che consentono alla squadra di vincere» risponde Pablo. «Dipende anche dal gioco che imposterà Pavanel - aggiunge Milanese -. Granoche è anche un giocatore generoso e quindi sarà molto utile anche nell’assistenza ai compagni».

El Diablo è tornato. In dieci anni ha segnato tanto e la Triestina invece ha sofferto parecchio. Il giovane sbarcato da Montevideo e che ha infiammato il Rocco ora è un bomber affermato e papà di tre bambini. Ha scelto di legare un altro pezzo della sua vita alla Triestina. Bentornato, numero 9. —